In breve_78

Mattina e sera, auto che sfrecciano su strade di paese, sorpassando e tagliando la strada.

Perché hanno fretta.

Le mie figlie crescono lentamente ma inesorabilmente, e in mezzo a queste auto le perdo di vista ogni giorno.

In breve_77

La bimba che sorride tornando a casa comincia a dire di andare a prendere sua sorella. E lo ripete più volte, con voce sempre più vicina al pianto, fino a piangere: 

“Prendi! Prendi! Prendi!”

Lo stesso pianto del mio cuore ogni giorno in cui la piccola sapiente non è con me.

Abbracci mancati

È stata trovata, a Trieste, una bambina gettata in un giardino. Una neonata gettata via, anziché partorita in modo anonimo in ospedale, o lasciata in un luogo dove potesse essere trovata.

Non voglio commentare il fatto in sé, di cui non ho approfondito i dettagli, ma il fatto che ci sia chi commenta lasciando intendere che la madre che ha fatto questo sia da disprezzare.

A chi commenta negativamente auguro la disperazione di una gravidanza non cercata, quando la situazione economica non è favorevole. Auguro il dilaniante dubbio fra aborto e prosecuzione della gravidanza, tra medici più o meno dichiaratamente obbiettori e le pressioni sociali che ti fanno sentire in colpa se solo accenni di non voler tenere il bambino. Auguro la paura di non farcela, non farcela a rinunciare al bambino e non farcela a crescerlo. Auguro l’abisso in cui si precipita quando il bambino nasce e si può solo pensare: “E adesso?”

Piango per quella bambina, come per il mio bambino mai nato, come per tutti quei bambini che non hanno potuto essere abbracciati dalle loro mamme, ma piango altrettanto per una madre così disperata da non vedere altra soluzione che gettare via la figlia.

Mio marito

Mio marito è un uomo grande, massiccio. È una quercia che dà riparo, un luogo accogliente.

Mio marito è il primo posto in cui mi sono sentita a casa. Ha occhi che brillano d’intelligenza e ironia, occhi che mi cullano e accarezzano. 

Gli stessi occhi di sua figlia.

Mio marito è un buffone paziente, un bambino con manone che non riescono a chiudere un bottoncino ma possono sfiorare una guancia con la leggerezza di una piuma.

Mio marito s’ammazza di lavoro e ogni giorno temo di non vederlo tornare, e ogni giorno mi rendo conto che potrei vivere senza di lui, ma non voglio.

Gli occhi delle mie figlie

Gli occhi della piccola sapiente sono come il cielo, come il mare in una giornata estiva. Hanno tutte le sfumature dell’azzurro e del blu, e mi scavano dentro come una domanda a cui non so rispondere.

Gli occhi della bimba che sorride sono come il sole, un castano luminoso e profondo. Illuminano il suo viso e il fondo della mia anima, quando cercano in me la conferma del mio amore.

Gli occhi delle mie figlie sono gli specchi di due anime giovani e complesse, di due menti sveglie e curiose. Sono abissi in cui amo perdermi, dai quali riemergo solo quando il sonno rende il loro respiro profondo e il loro abbandono totale e dolcissimo.

Grida e silenzio

Discendo, per parte di padre, da montanari cresciuti alle pendici del Moncenisio, dove se alzi gli occhi sembra che le montagne debbano caderti addosso. Fisicamente somiglio a loro, nel viso e nel corpo.

Sono cresciuta in un luogo dove per stare soli, per trovare il silenzio, bastava fare pochi passi fuori di casa, imboccare un qualsiasi sentiero o una stradina secondaria, e le altre persone sembravano lontane nello spazio e nel tempo.

In montagna si grida per chiamarsi, perché da qui a lì riusciamo a vederci ma magari c’è da scendere e da risalire e allora ci si mette tanto. Si grida perché c’è spazio, e non c’è nessuno a cui dar fastidio.

In breve_76

Oggi tutto il giorno ho pensato a te, e a come non perdere anche le tue sorelle.

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