Abbracci mancati

È stata trovata, a Trieste, una bambina gettata in un giardino. Una neonata gettata via, anziché partorita in modo anonimo in ospedale, o lasciata in un luogo dove potesse essere trovata.

Non voglio commentare il fatto in sé, di cui non ho approfondito i dettagli, ma il fatto che ci sia chi commenta lasciando intendere che la madre che ha fatto questo sia da disprezzare.

A chi commenta negativamente auguro la disperazione di una gravidanza non cercata, quando la situazione economica non è favorevole. Auguro il dilaniante dubbio fra aborto e prosecuzione della gravidanza, tra medici più o meno dichiaratamente obbiettori e le pressioni sociali che ti fanno sentire in colpa se solo accenni di non voler tenere il bambino. Auguro la paura di non farcela, non farcela a rinunciare al bambino e non farcela a crescerlo. Auguro l’abisso in cui si precipita quando il bambino nasce e si può solo pensare: “E adesso?”

Piango per quella bambina, come per il mio bambino mai nato, come per tutti quei bambini che non hanno potuto essere abbracciati dalle loro mamme, ma piango altrettanto per una madre così disperata da non vedere altra soluzione che gettare via la figlia.

Mio marito

Mio marito è un uomo grande, massiccio. È una quercia che dà riparo, un luogo accogliente.

Mio marito è il primo posto in cui mi sono sentita a casa. Ha occhi che brillano d’intelligenza e ironia, occhi che mi cullano e accarezzano. 

Gli stessi occhi di sua figlia.

Mio marito è un buffone paziente, un bambino con manone che non riescono a chiudere un bottoncino ma possono sfiorare una guancia con la leggerezza di una piuma.

Mio marito s’ammazza di lavoro e ogni giorno temo di non vederlo tornare, e ogni giorno mi rendo conto che potrei vivere senza di lui, ma non voglio.

Gli occhi delle mie figlie

Gli occhi della piccola sapiente sono come il cielo, come il mare in una giornata estiva. Hanno tutte le sfumature dell’azzurro e del blu, e mi scavano dentro come una domanda a cui non so rispondere.

Gli occhi della bimba che sorride sono come il sole, un castano luminoso e profondo. Illuminano il suo viso e il fondo della mia anima, quando cercano in me la conferma del mio amore.

Gli occhi delle mie figlie sono gli specchi di due anime giovani e complesse, di due menti sveglie e curiose. Sono abissi in cui amo perdermi, dai quali riemergo solo quando il sonno rende il loro respiro profondo e il loro abbandono totale e dolcissimo.

Grida e silenzio

Discendo, per parte di padre, da montanari cresciuti alle pendici del Moncenisio, dove se alzi gli occhi sembra che le montagne debbano caderti addosso. Fisicamente somiglio a loro, nel viso e nel corpo.

Sono cresciuta in un luogo dove per stare soli, per trovare il silenzio, bastava fare pochi passi fuori di casa, imboccare un qualsiasi sentiero o una stradina secondaria, e le altre persone sembravano lontane nello spazio e nel tempo.

In montagna si grida per chiamarsi, perché da qui a lì riusciamo a vederci ma magari c’è da scendere e da risalire e allora ci si mette tanto. Si grida perché c’è spazio, e non c’è nessuno a cui dar fastidio.

In breve_76

Oggi tutto il giorno ho pensato a te, e a come non perdere anche le tue sorelle.

Più succo

Fioriscono online e particolarmente su Facebook, e sono le coach che propongono nuovi stili di vita (e naturalmente i prodotti che vendono) per rimettersi in forma velocemente.

Roba tipo 10 chili al mese se sei davvero molto sovrappeso, 2 o 3 se sei normopeso ma vuoi essere più magro. Qualcosa che attirerebbe chiunque abbia tentato più di una dieta e abbia fallito.

Un paio di persone che conosco hanno intrapreso questa attività, e a quanto ho capito si abbina un regime alimentare che prevede molta frutta e verdura, carboidrati solo integrali, niente latte e pochissimi latticini a integratori (dicono sia solo frutta e verdura liofilizzata, quindi vitamine), bruciagrassi per quando si fa eccezione e ci si strafoga, e prodotti per ridurre l’appetito.

Il problema è che ho avuto in mano una di queste bustine, e gli ingredienti non erano indicati, anche se mi sembra che per legge sia obbligatorio. E anche se magari non ci capirei molto, mi piace poter sapere cosa sto introducendo nel mio corpo.

Inoltre, queste coach danno consigli di alimentazione alle proprie clienti, sulla base di una formazione che viene fatta regolarmente via chat o videoconferenza. Nessuna di loro ha fatto studi specifici, quindi le basi sono scarse o nulle, e sospetto che la formazione comprenda molti aspetti commerciali, trattandosi di un multilevel.

Va a finire che a chi fa domande su alcune peculiarità della loro alimentazione rispondono che le proteine le prendono dal pane. Oppure, nel pubblicare fotografie dei loro pasti, chiamano cappelletti quelle che chiaramente sono orecchiette.

So di diverse fra queste coach che hanno lasciato il proprio lavoro per dedicarsi interamente a questa attività, che evidentemente è remunerativa; se però crescono velocemente come dicono presto si arriverà alla saturazione del mercato. Inoltre, sebbene lo spaccino per un modo per stare di più con la famiglia e i figli, passano così tanto tempo al cellulare, fra chat, selfie e post su Facebook, che per la durata di una cena possono scambiare sì e no due frasi, senza accorgersi di cosa accade intorno (scena questa a cui ho assistito personalmente).

Le mie considerazioni sono di due tipi, e riguardano da un lato la salute, dall’altro la qualità della vita.

Se sono normopeso, o leggermente sovrappeso, difficilmente potrò perdere svariati chili al mese, a meno di sottoporre il mio corpo a uno stress non indifferente. Se il mio regime alimentare è sano ed equilibrato, non avrò bisogno di integratori. Se non sono in grado di esercitare la mia forza di volontà per evitare abbuffate, forse il mio rapporto col cibo andrebbe rivisto.

Dal punto di vista della qualità della vita, stiamo parlando di persone che si inimicano tutti coloro che non sono interessati al loro programma, per via del martellamento di post sui social network  (io ho risolto con la funzione “non seguire più questa persona”) o di campagne più mirate. Personalmente, ricevere un whatsapp che mi dice di dimagrire o essere taggata in un post su Facebook dedicato a chi non ce la fa a perdere peso non mi mette troppo di buon umore, considerato anche che non sono nemmeno sovrappeso. 

Tendono ad essere aggressive con chi critica o insinua dubbi, vedendo attacchi perfino dove non ce ne sono. D’altro canto, deridono chi si dice dubbioso o indeciso, oppure chi apertamente dice di non aver tempo per fare esercizio (io sarei una di quelli, scrivo i miei post solo in pausa pranzo perché dalle 6 alle 23 lavoro, in ufficio o a casa, e non posso certo fare addominali alla scrivania).

Infine, la meravigliosa attività che lascia tanto tempo per se stessi è un lavoro 24 ore su 24, 7 giorni su 7, perché se il cliente ti cerca per essere consigliato o motivato tu devi rispondere, o andrà altrove. E a me che già ho poco tempo da dedicare alle mie figlie l’idea di fissare lo schermo di un cellulare, per guadagnare, anche fuori dall’orario di lavoro sembra un incubo.

(In cerca di) Positività 

Le persone si lamentano.

Lo faccio anch’io, ovviamente, ma mi riferisco alla lamentela costante.

Sembra quasi che chi lo fa non abbia nulla di bello, nella vita, o non se ne renda conto.

In ufficio ultimamente mi trascino, dopo sei mesi in cui ho letteralmente dato anima e corpo per fare il lavoro di due persone, sacrificando la salute mia e della mia famiglia, sento il mio capo lodare le persone che fanno meno possibile
e delegano tutto ad altri, e questo non mi invoglia a fare di più.

Anzi, ho cominciato a cercare un altro lavoro.

Il luogo dove vivo mi piace sempre meno, complice l’assenza del tempo necessario a godere quel poco che offre – inutile vivere dove ci sono tante associazioni che propongono belle attività da fare coi figli, se queste attività sono il giovedì
alle 17.00, quando io sono in ufficio.

Mio marito ed io cerchiamo lavoro nel sud della Sardegna, da dove proviene la sua famiglia, per poterci svegliare la mattina e vedere qualcosa di bello o uscire dal lavoro e fare due passi al mare.

Eppure quando vado al nido a prendere la bimba che sorride e lei mi si stringe al collo, o passo due ore sola con la piccola sapiente e ci facciamo il solletico, la giornata mi cade di dosso e sono felice, posso affrontarne un’altra ingoiando
i rospi perché non ho bisogno di creare altra negatività intorno a me.

Ci riescono benissimo gli altri.

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