(In cerca di) Positività 

Le persone si lamentano.

Lo faccio anch’io, ovviamente, ma mi riferisco alla lamentela costante.

Sembra quasi che chi lo fa non abbia nulla di bello, nella vita, o non se ne renda conto.

In ufficio ultimamente mi trascino, dopo sei mesi in cui ho letteralmente dato anima e corpo per fare il lavoro di due persone, sacrificando la salute mia e della mia famiglia, sento il mio capo lodare le persone che fanno meno possibile
e delegano tutto ad altri, e questo non mi invoglia a fare di più.

Anzi, ho cominciato a cercare un altro lavoro.

Il luogo dove vivo mi piace sempre meno, complice l’assenza del tempo necessario a godere quel poco che offre – inutile vivere dove ci sono tante associazioni che propongono belle attività da fare coi figli, se queste attività sono il giovedì
alle 17.00, quando io sono in ufficio.

Mio marito ed io cerchiamo lavoro nel sud della Sardegna, da dove proviene la sua famiglia, per poterci svegliare la mattina e vedere qualcosa di bello o uscire dal lavoro e fare due passi al mare.

Eppure quando vado al nido a prendere la bimba che sorride e lei mi si stringe al collo, o passo due ore sola con la piccola sapiente e ci facciamo il solletico, la giornata mi cade di dosso e sono felice, posso affrontarne un’altra ingoiando
i rospi perché non ho bisogno di creare altra negatività intorno a me.

Ci riescono benissimo gli altri.

Attraversamento 

Stamattina mentre ero in coda, direzione ufficio, una fagianella ha attraversato la strada. 

Prima ha tagliato la corsia opposta, che era vuota, poi sulla mezzeria ha esitato. L’auto davanti a me ha rallentato e lei, come fosse un comune pedone, è ripartita per andare a infrattarsi fra i cespugli a bordo strada.

Ho paura di vivere in un mondo in cui anche i fagiani hanno imparato a interpretare il comportamento degli automobilisti.

Maschi e femmine

Nel mio ufficio c’è una sorta di gara scherzosa su chi prepari il miglior tiramisù. La scorsa settimana un collega l’ha portato, e come era successo con l’unico altro di sesso maschile, tutti hanno chiesto se l’avesse davvero preparato lui o sua madre.

Ho fatto notare come simili domande non siano mai state rivolte alle colleghe, incluse quelle molto giovani, e qualcuno mi ha risposto: “È che siamo abituati così”

Chi mi ha dato questa risposta oggi è stato il primo a fare gli auguri a tutte le colleghe.

Lunedì nella sala d’attesa del medico due uomini sulla sessantina discutevano dei propri problemi di salute. A quanto ho capito, entrambi non possono lavorare a causa di qualche disturbo cronico, e uno suggeriva all’altro di andarsene qualche settimana al mare.

La risposta è stata che non potrebbe perché il figlio, maggiorenne e lavoratore, non si occuperebbe della casa e lascerebbe un disastro. Ha continuato dicendo che lui non ha una figlia femmina, come l’amico, “che son più portate e qualcosa lo fanno”.

Come ogni anno, credo ci sia molto poco da festeggiare e tanta strada da fare. In casa, prima ancora che nelle istituzioni.

Aree fragili

Ogni anno il mio relatore mi manda l’invito a un convegno che organizza e a cui ho partecipato 11 anni fa, su vari aspetti della vita, della società e dell’economia nelle aree fragili d’Italia.

Ogni anno, per un motivo o per l’altro, non posso andare, ma scorro attentamente il programma e mi mangio le mani.

Ho fatto una tesi di sociologia, una tesi di ricerca che mi ha richiesto più di un anno quando per il voto di laurea mi sarebbe bastata una compilativa da buttar giù in tre mesi. L’ho fatto perché mi piaceva, perché mi sarebbe piaciuto che fosse il mio lavoro e probabilmente sapevo che le dure necessità della vita mi avrebbero richiesto di fare altro.

Oggi mi trovo a tirare sul prezzo di tiranti zincati e adattatori per ingressi cavo, cose che la maggior parte di voi (giustamente) non sa nemmeno a cosa servano. Mi piace la parte tecnica del mio lavoro, forse per la mole di cose che ho da imparare, ma mi manca quello che avrei voluto fosse la mia vita: conoscere le persone, non le macchine.

Aveva probabilmente ragione la mia professoressa del liceo quando, di fronte alle due opzioni di facoltà universitaria fra le quali ero indecisa, mi disse:

“Tu sei troppo interessata alle persone per rinchiuderti in una biblioteca”

Se la vita ti dà limoni…

Avete presenti quelle persone che ogni volta che aprono bocca sembrano perseguitate da tutto e da tutti?

Il mio ex è uno di quelli. E io speravo che con la separazione tutta questa negatività non mi toccasse più, ma avendo una figlia in comune devo comunque vederlo, seppur poco. 

La sua narrazione della propria vita è così tragica da farlo sembrare quasi un eroe che va avanti nonostante le avversità. In effetti, a una valutazione oggettiva ha avuto una vera, grande disgrazia: prima ancora di compiere cinque anni ha perso il padre. Un eroinomane morto di overdose.

Da quel momento in poi però le difficoltà sono state del tipo che tutti conosciamo: madre lavoratrice, reddito della madre basso, preso in giro a scuola perché “sfigato” e rifiutato dalle ragazze che gli piacevano.

Il genere di cose per cui ci si macera da adolescenti, non certo oltre la soglia dei quaranta. Tanto più che poi parlandoci si scopre che in assenza della madre c’erano i nonni che abitavano nello stesso palazzo, che potevano permettersi viaggi intercontinentali in anni in cui Rimini era il massimo per gran parte di noi e che ragazze interessate a lui ce n’erano ma non erano quelle che voleva.

Ora è un uomo triste, che reagisce con aggressività a tutto ciò che gli accade, solo. 

Ne conosco altri come lui, che se ne escono in lunghe lamentazioni davanti a chi, magari, ha appena subito un lutto o ha seri problemi di salute. Ogni volta che incontro queste persone mi chiedo se, in fondo, non sia il karma a punirli. 

D’altronde, se scarichi solo negatività sul mondo non puoi aspettarti che ti ricompensi con cose belle.

In breve_75

Quattro mesi sono passati da quando mi sono svegliata in ospedale e l’unica motivazione ancora la trovo negli occhi delle mie figlie.

Cinque

“E siamo a cinque”, mi ha detto mia madre.

Ieri è morta un’altra sua sorella, una donna che mi ha sempre dato l’impressione di essere infelice e di sfogare la sua infelicità sugli altri.

Aveva solo un paio d’anni più di lei, e mia madre sente la morte che si avvicina.

Voci precedenti più vecchie