Nera

Nella classe della piccola sapiente c’è un bambino rumeno, suo grande amico. Non è l’unico suo compagno di origine straniera: ci sono anche un bambino tunisino, una bambina cinese e, novità di quest’anno, una senegalese.

I due maschietti hanno cominciato le elementari che già parlavano italiano come gli altri, essendo nati in Italia e avendo frequentato la scuola materna. La bambina cinese non lo parlava affatto, ma alla fine della prima elementare era fra i migliori della classe (meraviglie dei bambini, se mi mettessi io a imparare il cinese in 9 mesi non combinerei niente). Non so come parli la nuova arrivata, ma a giudicare da come scrive la madre sul gruppo whatsapp della classe non sono di recente immigrazione. 

Non mi è mai capitato di sentire commenti sulla presenza di bambini stranieri, forse perché non rallentavano la classe. La loro diversità era in fondo abbastanza marginale e quasi non la si notava.

La bambina senegalese, invece, è decisamente, evidentemente nera. E l’amico della piccola sapiente, all’oscuro dell’opinione degli italiani sui rumeni, rifiuta di giocare con lei perché è nera. 

Ci sono così tante cose che mi rendono triste, in questo comportamento, che non sono neppure in grado di esprimerle. A consolarmi c’è solo il comportamento di mia figlia che, parole sue, ha “dato una possibilità” alla nuova compagna, e scoperto così che è simpatica, e che non capisce come si possa non voler giocare con qualcuno solo perché ha la pelle nera.

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Fretta

Un’abilità che si acquisisce quando ogni mattina si guida in direzione di Milano è quella di mantenere la calma, a prescindere da ciò che ti accade intorno.

Stamattina osservavo con particolare interesse le auto attorno a me, i sorpassi azzardati per guadagnare pochi metri, le facce arrabbiate, le manovre scorrette. Tutte cose che ormai, se c’è traffico e si sta andando al lavoro, sembrano normali, quasi dovute.

In ufficio ci sono colleghi che si aspettano che tutto sia fatto subito, a prescindere dalla presenza di altre priorità o dalle difficoltà oggettive di un determinato lavoro. Quando cerco di far presente che non tutto si può fare subito le obiezioni sono quasi infantili, come se chi mi parla non avesse la maturità per mettersi nei panni altrui.

Alcune settimane fa la banca di mio marito si era detta possibilista sul fatto di concederci un mutuo al 100%, rimanendo entro un certo budget, con una rata pari al nostro affitto attuale. Valutate le tempistiche hanno poi concluso che non avremmo potuto accedere a determinate agevolazioni; l’impiegato parlando del più e del meno ha poi commentato, scoprendo che stiamo pagando a rate l’auto, che non ce l’avremmo mai fatta a pagare un mutuo. Come se due redditi non permettessero di vivere decorosamente.

Mi sembra a volte di vivere in un mondo di bambini capricciosi, che vogliono tutto e subito, che non conoscono pazienza e sacrificio, che vedono solo se stessi e non sanno vedere gli altri. Bambini odiosi, quello di cui di solito ci si chiede perché i genitori non li abbiano educati meglio, solo che guidano l’auto, fanno lavoro di responsabilità, talvolta decidono della vita altrui.

Babywearing&me

Ci sono cose che ci appassionano, senza che inizialmente ce lo aspettassimo.

A me è successo col babywearing.

 

Avevo provato a portare la piccola sapiente, con una fascia ad anelli fatta in casa e con due marsupi di marche molto note, ma passato l’anno il peso si era fatto insostenibile.

Quando la bimba che sorride aveva rifiutato l’allattamento al seno, in ospedale mi avevano consigliato di provare la fascia per favorire l’attaccamento, ma per ignoranza su dove reperirla e come usarla eravamo ricaduti su un altro marsupio
– sempre acquistabile in negozio.

 

Informandomi mi erano sorti dei dubbi sulla effettiva adeguatezza del marsupio, e sono riuscita finalmente a contattare una consulente del portare, che ci ha osservati, consigliati, e ci ha suggerito un marsupio
veramente ergonomico, reperibile esclusivamente on line.

L’ho amato io, mio marito e anche la bambina, peccato che le occasioni per usarlo fossero poche. Incuriosita, ho preso una fascia ad anelli, che ci ha salvato in vacanza e insegnato un altro tipo di sostegno e contatto.

 

Con una bimba di più di un anno, ho acquistato e imparato a usare una fascia lunga, che è ora il nostro modo preferito per andare in giro, fare i lavori di casa, farci le coccole.

 

Quando la usiamo, siamo tutt’uno, senza interruzioni o intralci. Respiriamo all’unisono, guardiamo il mondo insieme, insieme sentiamo freddo o caldo.

Sulla mia schiena la bimba che sorride ha fatto il bucato, passeggiato lungo il fiume, visitato mostre e mercatini che col passeggino ci sarebbero stati preclusi, e la fascia è stata anche coperta e amaca, all’occorrenza.

Amo sentire il suo peso che si abbandona su di me, amo le sue manine che mi carezzano viso e collo.

Il marsupio ci è servito per la montagna, dove anche il papà e il nonno l’hanno portata per lunghi tratti.

 

A più di due anni ama ancora essere portata, e io amo portarla.

In breve_78

Mattina e sera, auto che sfrecciano su strade di paese, sorpassando e tagliando la strada.

Perché hanno fretta.

Le mie figlie crescono lentamente ma inesorabilmente, e in mezzo a queste auto le perdo di vista ogni giorno.

Abbracci mancati

È stata trovata, a Trieste, una bambina gettata in un giardino. Una neonata gettata via, anziché partorita in modo anonimo in ospedale, o lasciata in un luogo dove potesse essere trovata.

Non voglio commentare il fatto in sé, di cui non ho approfondito i dettagli, ma il fatto che ci sia chi commenta lasciando intendere che la madre che ha fatto questo sia da disprezzare.

A chi commenta negativamente auguro la disperazione di una gravidanza non cercata, quando la situazione economica non è favorevole. Auguro il dilaniante dubbio fra aborto e prosecuzione della gravidanza, tra medici più o meno dichiaratamente obbiettori e le pressioni sociali che ti fanno sentire in colpa se solo accenni di non voler tenere il bambino. Auguro la paura di non farcela, non farcela a rinunciare al bambino e non farcela a crescerlo. Auguro l’abisso in cui si precipita quando il bambino nasce e si può solo pensare: “E adesso?”

Piango per quella bambina, come per il mio bambino mai nato, come per tutti quei bambini che non hanno potuto essere abbracciati dalle loro mamme, ma piango altrettanto per una madre così disperata da non vedere altra soluzione che gettare via la figlia.

Più succo

Fioriscono online e particolarmente su Facebook, e sono le coach che propongono nuovi stili di vita (e naturalmente i prodotti che vendono) per rimettersi in forma velocemente.

Roba tipo 10 chili al mese se sei davvero molto sovrappeso, 2 o 3 se sei normopeso ma vuoi essere più magro. Qualcosa che attirerebbe chiunque abbia tentato più di una dieta e abbia fallito.

Un paio di persone che conosco hanno intrapreso questa attività, e a quanto ho capito si abbina un regime alimentare che prevede molta frutta e verdura, carboidrati solo integrali, niente latte e pochissimi latticini a integratori (dicono sia solo frutta e verdura liofilizzata, quindi vitamine), bruciagrassi per quando si fa eccezione e ci si strafoga, e prodotti per ridurre l’appetito.

Il problema è che ho avuto in mano una di queste bustine, e gli ingredienti non erano indicati, anche se mi sembra che per legge sia obbligatorio. E anche se magari non ci capirei molto, mi piace poter sapere cosa sto introducendo nel mio corpo.

Inoltre, queste coach danno consigli di alimentazione alle proprie clienti, sulla base di una formazione che viene fatta regolarmente via chat o videoconferenza. Nessuna di loro ha fatto studi specifici, quindi le basi sono scarse o nulle, e sospetto che la formazione comprenda molti aspetti commerciali, trattandosi di un multilevel.

Va a finire che a chi fa domande su alcune peculiarità della loro alimentazione rispondono che le proteine le prendono dal pane. Oppure, nel pubblicare fotografie dei loro pasti, chiamano cappelletti quelle che chiaramente sono orecchiette.

So di diverse fra queste coach che hanno lasciato il proprio lavoro per dedicarsi interamente a questa attività, che evidentemente è remunerativa; se però crescono velocemente come dicono presto si arriverà alla saturazione del mercato. Inoltre, sebbene lo spaccino per un modo per stare di più con la famiglia e i figli, passano così tanto tempo al cellulare, fra chat, selfie e post su Facebook, che per la durata di una cena possono scambiare sì e no due frasi, senza accorgersi di cosa accade intorno (scena questa a cui ho assistito personalmente).

Le mie considerazioni sono di due tipi, e riguardano da un lato la salute, dall’altro la qualità della vita.

Se sono normopeso, o leggermente sovrappeso, difficilmente potrò perdere svariati chili al mese, a meno di sottoporre il mio corpo a uno stress non indifferente. Se il mio regime alimentare è sano ed equilibrato, non avrò bisogno di integratori. Se non sono in grado di esercitare la mia forza di volontà per evitare abbuffate, forse il mio rapporto col cibo andrebbe rivisto.

Dal punto di vista della qualità della vita, stiamo parlando di persone che si inimicano tutti coloro che non sono interessati al loro programma, per via del martellamento di post sui social network  (io ho risolto con la funzione “non seguire più questa persona”) o di campagne più mirate. Personalmente, ricevere un whatsapp che mi dice di dimagrire o essere taggata in un post su Facebook dedicato a chi non ce la fa a perdere peso non mi mette troppo di buon umore, considerato anche che non sono nemmeno sovrappeso. 

Tendono ad essere aggressive con chi critica o insinua dubbi, vedendo attacchi perfino dove non ce ne sono. D’altro canto, deridono chi si dice dubbioso o indeciso, oppure chi apertamente dice di non aver tempo per fare esercizio (io sarei una di quelli, scrivo i miei post solo in pausa pranzo perché dalle 6 alle 23 lavoro, in ufficio o a casa, e non posso certo fare addominali alla scrivania).

Infine, la meravigliosa attività che lascia tanto tempo per se stessi è un lavoro 24 ore su 24, 7 giorni su 7, perché se il cliente ti cerca per essere consigliato o motivato tu devi rispondere, o andrà altrove. E a me che già ho poco tempo da dedicare alle mie figlie l’idea di fissare lo schermo di un cellulare, per guadagnare, anche fuori dall’orario di lavoro sembra un incubo.

Attraversamento 

Stamattina mentre ero in coda, direzione ufficio, una fagianella ha attraversato la strada. 

Prima ha tagliato la corsia opposta, che era vuota, poi sulla mezzeria ha esitato. L’auto davanti a me ha rallentato e lei, come fosse un comune pedone, è ripartita per andare a infrattarsi fra i cespugli a bordo strada.

Ho paura di vivere in un mondo in cui anche i fagiani hanno imparato a interpretare il comportamento degli automobilisti.

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