Madre lavoratrice

È difficile pensare al rientro in ufficio, che avverrà fra tre settimane, tenendo in braccio una bambina di poco più di tre mesi che si rilassa appena la tocco.
Ancora più difficile pensarci sapendo che il futuro è incerto.
Doveva essere un anno tranquillo, in cui uscire presto dal lavoro e andare a prendere la piccola sapiente. Invece la mia azienda si sposta e i miei tempi si allungano, impedendomi di essere lì alle 16.30 e di portarla a fare sport.
Meno di un mese dopo la sua nascita, sono andata in Comune per iscrivere la bimba che sorride all’asilo nido, nel quale c’erano ancora posti disponibili; quando sono andata a presentare l’isee ho scoperto che essendoci richieste di bambini con precedenza forse non potrà entrare.
Io sono una delle fortunate, ho un contratto a tempo indeterminato in un’azienda solida e vivo in un Comune con buoni servizi, per questo mi sono permessa di mettere al mondo una seconda figlia. Ora mi trovo a dover pensare di ridurre il mio orario di lavoro o trascorrere pochissimo tempo con le mie figlie e mi chiedo a cosa siano serviti i miei sforzi per essere allo stesso tempo madre presente e valida professionista.

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Cinema&riduttori

Pause caffè in troppi, con uno che si nasconde dietro le macchinette e gli altri che fingono di essere solo di passaggio. Si parla di lavoro, di musica, di cinema, di viaggi e di figa (mi adeguo agli interessi della maggioranza).
Pranzi da sola in ufficio, perchè gli altri mangiano nello spogliatoio, esclusivamente maschile. Poi si sta seduti nell'officina a parlare un po' di tutto, a scherzare sui colleghi assenti quanto su quelli presenti, quello che se ne sta appollaiato su un macchinario col cappuccio calato sugli occhi, il romeno che fa lo stereotipo del romeno, quello che siccome ha una decina d'anni più degli altri parla di sè come di un vecchio, quello che ama il cinema e odia Nicholas Cage.
Scambi di ricette e di musica.
Sincerità, perchè in fondo non si perde nulla se si racconta la verità.
E tutti tifano per una mia assunzione, o per lo meno per un rinnovo del mio contratto.

Io meno di tutti, perchè ultimamente non mi va di sperare.

In breve_25

E' molto più facile affrontare l'avvicinarsi della fine del contratto se l'azienda in cui lavori ha centinaia di dipendenti e la maggior parte di questi non li hai mai visti.

In breve_24

L'idea ritorna, e devo mettermi d'impegno per realizzarla: risparmiare quanto più possibile, cercare finanziamenti o un socio e aprire il mio B&B.

Vivere dove voglio, come voglio e facendo qualcosa che voglio fare.

L’uscita dalla fabbrica

Una zona industriale cresciuta in mezzo ai campi, e un paese cresciuto tutto intorno.
Una immensa fabbrica che mostra al passante solo un grande cancello e un paio di edifici bianchi seminascosti dagli alberi.
Una rubrica telefonica contenente più di duecento nomi dietro i quali si nasconde un mondo, ora rallentato dalle ferie. Chi resta si muove rilassato, quasi languido, e sorride al cielo limpido, al sole caldo e al venticello che ricorda la pioggia della notte passata.
Operai, impiegati, dipendenti delle ditte esterne entrano ed escono a cavallo di biciclette di diversa foggia, alcune nuove e dai colori vivaci, altre vecchie e di un colore indefinibile. Li guardo con una punta d'invidia.
Mi piacerebbe andare e tornare dal lavoro in bicicletta, nelle giornate estive.

In breve_23

Oggi devo stare in casa per aspettare un pacco.
Domani devo andare a firmare il contratto per agosto.
Sabato devo andare dall'estetista, e poi probabilmente in piscina, e infine fare le valigie per me e, soprattutto, per la piccola sapiente.
Domenica parto per andare a casa di mio padre, dove starò una settimana e da dove dovrò portare la bambina a casa di mia madre.
Chissà se riuscirò a riposarmi un po'…

Primo maggio, su coraggio…

Ieri, domenica, era la festa dei lavoratori. Polemiche varie, che conoscerete di certo. Tristezza al pensiero che ancora non ho un lavoro.
A cena, osservazioni sull'impossibilità pratica di realizzare il 1° maggio dei miei sogni. So che è impossibile, ma provate a immaginare anche voi come sarebbe stata diversa la giornata di ieri se, al posto di tutti coloro che lavorano tutto l'anno, anche nei giorni festivi, ci fossero stati tutti i disoccupati d'Italia, felici per un giorno di poter lavorare ed essere pagati, piccola speranza in un quadro poco allegro.

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