I’m broken

Sono rotta, spezzata.

Me ne sono resa conto vedendomi negli occhi di un collega francese con cui ho lavorato molto due anni fa, sia a distanza sia, per qualche giorno, stando nello stesso ufficio, un collega che non ha mai nascosto la sua stima nei miei confronti.

Ho visto la persona che ero e che non sono più, da quella corsa in ambulanza quasi due anni fa, da quando questo lavoro mi ha portato via l’entusiasmo, la voglia di dare il massimo e di imparare, e anche qualcosa in più.

Per quanto chi mi vuol bene mi dica di non crucciarmi, di non addossarmi la colpa, non posso non pensare di aver lasciato che lo stress mi portasse via qualcosa di incommensurabilmente prezioso.

Qualcuno di incommensurabilmente prezioso.

Qualcuno che oggi avrebbe circa un anno.

Io che mi sono sempre rialzata mi rendo ora conto di essere irreparabilmente spezzata.

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Il part time

Il 2016 è stato per me un anno pesante.

Cominciato imparando un nuovo lavoro, per cui ho rinunciato alle ore di allattamento nonostante avessi una figlia di sei mesi. Continuato imparandone subito un altro, da svolgere contemporaneamente al primo, perché una collega era in maternità, era difficile rimpiazzarla e chi avrebbe dovuto aiutarmi ha trovato un altro lavoro, o non era all’altezza. Terminato con la perdita di un figlio e diverse malattie, in una prostrazione fisica derivata dallo stress.

Di tutto questo hanno risentito le mie figlie, specialmente la piccola sapiente, così ho chiesto e ottenuto una riduzione oraria a partire da settembre 2017.

Vado a prendere le mie figlie all’uscita normale da scuola, senza bisogno di post scuola, e le accompagno a fare sport. Di fatto, solo il giovedì non abbiamo impegni.

In più, lavorando due ore in meno tutti mi fanno richieste esordendo con “Tu che finisci presto…”, come se io avessi grandi quantità di tempo libero.

In definitiva, continuo a dormire troppo poco, vengo pagata meno, ma faccio molte più cose. Il che, riflettendoci, è più o meno la condizione normale delle mamme, perché tutti si aspettano che siano loro a occuparsi di casa e figli, delle incombenze amministrative e degli impegni sociali, e nessuno pensa che questa capacità di fare tutto debba essere meglio retribuita.

Lavoro e vita

Siamo in campagna elettorale e nei notiziari si sente un po’ di tutto.

Pare che un ottuagenario leader politico abbia proposto di innalzare la pensione minima a 1.000 euro al mese, anche per coloro che non hanno mai versato contributi. Immagino che la proposta incontrerà grande favore in alcune fasce della popolazione, ma dubito faccia molto piacere a chi, come me, lavora per avere un reddito di poco più alto e dovrà farlo per i prossimi quarant’anni, così da mantenere anche i beneficiari di questa misura.
Lo stesso leader ha proposto che l’aliquota da applicare sui redditi sia la stessa per tutti, a prescindere dall’ammontare dei guadagni. Di nuovo, mi immagino i grandi vantaggi per chi già oggi si vede applicare l’aliquota minima, perchè il suo reddito non raggiunge (e non raggiungerà mai) la soglia per accedere allo scaglione successivo.

La scorsa settimana in azienda c’è stata una riunione fiume per esporci i risultati dello scorso anno, e le nuove strategie per migliorarli.
In un settore che è in rallentamento già da un paio d’anni, abbiamo avuto come prevedibile un calo nella fatturazione.
Siamo stati accusati nemmeno tanto velatamente di lavorare troppo poco, e di essere perciò responsabili di questo calo. Come soluzione, è stato aumentato il controllo nei nostri confronti.

Più invecchio, più mi rendo conto di avere bisogno di un’altra vita, quella stessa in cui sono cresciuta e che da adolescente disprezzavo.
Ho bisogno di avere un giardino senza che questo sia un lusso.
Ho bisogno di imprevisti come l’elettricità che salta alla prima nevicata della stagione.
Ho bisogno di insegnare alle mie figlie come distinguere le piante di lampone dai rovi da more, o una biscia da una vipera, perchè sono informazioni che serviranno loro con una certa frequenza.
Ho bisogno di fare qualcosa che amo, come quando la sera rubo mezz’ora al sonno (che pure sarebbe necessario) per poter tenere in mano ago e filo.

Madre lavoratrice

È difficile pensare al rientro in ufficio, che avverrà fra tre settimane, tenendo in braccio una bambina di poco più di tre mesi che si rilassa appena la tocco.
Ancora più difficile pensarci sapendo che il futuro è incerto.
Doveva essere un anno tranquillo, in cui uscire presto dal lavoro e andare a prendere la piccola sapiente. Invece la mia azienda si sposta e i miei tempi si allungano, impedendomi di essere lì alle 16.30 e di portarla a fare sport.
Meno di un mese dopo la sua nascita, sono andata in Comune per iscrivere la bimba che sorride all’asilo nido, nel quale c’erano ancora posti disponibili; quando sono andata a presentare l’isee ho scoperto che essendoci richieste di bambini con precedenza forse non potrà entrare.
Io sono una delle fortunate, ho un contratto a tempo indeterminato in un’azienda solida e vivo in un Comune con buoni servizi, per questo mi sono permessa di mettere al mondo una seconda figlia. Ora mi trovo a dover pensare di ridurre il mio orario di lavoro o trascorrere pochissimo tempo con le mie figlie e mi chiedo a cosa siano serviti i miei sforzi per essere allo stesso tempo madre presente e valida professionista.

Cinema&riduttori

Pause caffè in troppi, con uno che si nasconde dietro le macchinette e gli altri che fingono di essere solo di passaggio. Si parla di lavoro, di musica, di cinema, di viaggi e di figa (mi adeguo agli interessi della maggioranza).
Pranzi da sola in ufficio, perchè gli altri mangiano nello spogliatoio, esclusivamente maschile. Poi si sta seduti nell'officina a parlare un po' di tutto, a scherzare sui colleghi assenti quanto su quelli presenti, quello che se ne sta appollaiato su un macchinario col cappuccio calato sugli occhi, il romeno che fa lo stereotipo del romeno, quello che siccome ha una decina d'anni più degli altri parla di sè come di un vecchio, quello che ama il cinema e odia Nicholas Cage.
Scambi di ricette e di musica.
Sincerità, perchè in fondo non si perde nulla se si racconta la verità.
E tutti tifano per una mia assunzione, o per lo meno per un rinnovo del mio contratto.

Io meno di tutti, perchè ultimamente non mi va di sperare.

In breve_25

E' molto più facile affrontare l'avvicinarsi della fine del contratto se l'azienda in cui lavori ha centinaia di dipendenti e la maggior parte di questi non li hai mai visti.

In breve_24

L'idea ritorna, e devo mettermi d'impegno per realizzarla: risparmiare quanto più possibile, cercare finanziamenti o un socio e aprire il mio B&B.

Vivere dove voglio, come voglio e facendo qualcosa che voglio fare.

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