Prospettive su una città

Ognuno di noi ha molti volti. Può capitare di parlare con qualcuno della medesima persona, e avere la sensazione di conoscere due individui differenti.
Per i luoghi vale lo stesso discorso: occhi diversi, diverse esperienze, diversi ricordi, possono trasformarli completamente.
Milano per me è una città di grandi viali pieni di auto parcheggiate, di gente frettolosa che se ti urta non chiede scusa, di palazzi alti, grigi e generalmente brutti, di traffico irritante che mi spaventa. Quando mi capita di andarci, percorro le strade senza vedere granchè, concentrata sulla mia meta, anche se talvolta colgo in un raggio di sole, in una facciata, nel sorriso dei passanti a un bambino, i barlumi di ciò che mi rende felice in altri luoghi.
Oggi ho percorso alcune strade del centro con la guida di qualcuno che a Milano ci è nato e cresciuto, e davvero è un'altra città. Gli stessi luoghi che ho visto decine di volte, i quali però acquistano un senso, una vita diversi se raccontati da chi, lì, ha dei ricordi che non siano da semplice turista – come invece sono i miei, visto che per lo più ci sono stata per visitare mostre o monumenti. Ci sono stati anche luoghi nuovi, nei quali ho percepito (anche se, certo, una parte di me già lo sapeva) che questa, in fondo, è stata ed è una città come ogni altra, nonostante lo smog, la fretta e la smania di successo che solitamente vengono usati per raccontarcela.
E' stato un dono da niente, ma un dono grande, per una che nel mondo si sente spesso troppo piccola, troppo sola e quasi completamente persa.

Apocalisse (gioiosa)

Andare e tornare da Milano in treno, girare in metropolitana, significa vedere decine, centinaia di persone. Diverse. Diverse per età, sesso, razza (parola che non mi piace, ma che rende l'idea), nazionalità, abbigliamento, professione, espressione e tante altre cose. Persone che con questo caldo sono mediamente più "rilassate" rispetto ad altri periodi, perchè restare impettiti e perfettamente in ordine quando desideri solo abbracciare un ventilatore non è molto semplice.
Milano è piena di uomini in giacca e cravatta, i quali ai miei occhi hanno un certo fascino, e di modelle più o meno magre e più o meno belle, tutte avvinghiate al book.
Poi una sera, tornando verso casa e godendosi l'aria condizionata, dagli auricolari sgorga una musica, e la città si spospola, rimane vuota. Il cielo è sempre azzurro, ma è una mattina d'estate, quando un venticello carezza i campi. Ci sono solo gli edifici, gli oggetti, e le piante, che piano piano crescono su ogni cosa, verdi, fresche, innocenti.
E ricominciamo, in pochi, incontrati per caso mentre cerchiamo cibo. E io e la piccola sapiente camminiamo per mano all'alba del mondo.

Copioni e ballottaggi

Dopo due settimane di assenza, dovute al simpatico malanno che non so come mi son presa, ieri sera sono tornata al corso di teatro. Ho finalmente scoperto che spettacolo faremo (be', press'a poco, il copione me lo consegnano stasera) e quale sarà il mio ruolo.
Come nella recita di prima media, sarò in scena da sola, a inizio spettacolo. Si vede che è destino.

Prima di entrare, si chiacchierava del più e del meno, e inevitabilmente il discorso è caduto sui ballottaggi a Milano, sugli spot elettorali fatti dal Presidente del Consiglio a favore del sindaco uscente, sugli scherzi fatti ai candidati, soprattutto via web. Ad occhio e croce direi che tutti i miei interlocutori si collocavano più o meno a sinistra, quindi potete immaginare il clima di gioioso ottimismo, quasi di trionfo, dal quale mi sentivo esclusa.
Un po' si tratta dell'effetto dell'antibiotico, lo so bene, e infatti tutti hanno notato che ero sonnolenta e silenziosa; un po' si tratta di ciò che mi è capitato di recente, di cui in gran parte sapete; tuttavia, anche a mente lucida non mi sentirei di essere così ottimista.
Sono felice che il candidato del centrosinistra fosse in vantaggio al primo turno, e mi auguro sinceramente che vinca al ballottaggio, ma ricordo altre occasioni in cui la sinistra ha esultato, convinta di avere la vittoria in tasca, e poi si è presa una sonora batosta. Batosta meritata, a mio parere.
La politica non è (non dovrebbe essere) una serie di gare in cui vince il più bravo, o il più forte; la politica è (dovrebbe essere) un lavoro duro, costante, disciplinato, che permetta di amalgamare esigenze diverse, diverse provenienze culturali – e non parlo di stranieri – e diverse capacità, qualcosa che permetta a tutti noi di progredire insieme.
In bocca al lupo al candidato-che-ha-tutte-le-colpe per il ballottaggio, e auguriamoci che porti davvero un cambiamento.

Io intanto cerco di sopravvivere all'antibiotico.

Congiure (a buon fine)

Lo scorso anno avevo mandato il mio curriculum a un'agenzia interinale per partecipare a un corso sulla gestione delle risorse umane. Prima che il corso iniziasse, mi avevano richiamata offrendomi un lavoro, che si è poi rivelato un'esperienza molto positiva (al di là delle terribili code in tangenziale, che comunque ho imparato a gestire).
Domani devo andare ad iscrivermi a un altro corso; oggi mi ha chiamata la stessa agenzia, proponendomi un altro lavoro.
Credo che congiurino contro di me.

Ovattata

Nebbia fitta. Smalto sbeccato. Mezzi guanti.
Credo che oltre che nelle ossa, l'umidità mi si sia infilata anche nel cervello. Lo sento lento, ho tutte le idee ovattate.
Mi è piaciuta questa mattinata tra uffici e mezzi pubblici, per quanto possa sembrare incredibile.
E' stato bello chiacchierare con l'autista dell'autobus, che evidentemente aveva a sua volta bisogno di qualcuno che non lo trattasse come un automa che fa muovere un mezzo.
Mi piace essere nessuno, essere solo me stessa e non la mamma della piccola sapiente, anche solo per un paio d'ore, anche se poi corro subito da lei.
Mi sto chiedendo se mi conviene andare a chiedere l'indennità di disoccupazione, ora che ho i requisiti.

Magre consolazioni

E' finita un'isolata settimana di lavoro, durante la quale è successo un po' di tutto.

Il mio compagno si è ammalato, così ogni mattina ho dovuto portare io la bambina al nido, cosa che ritardava la mia pertenza di quei 10 minuti che se devi entrare a Milano sono decisivi.
La bambina medesima ha scoperto che stare tutto il giorno senza mamma non le piace affatto, di conseguenza ogni mattina quando la consegnavo alle educatrici faceva scene mai viste (da parte sua, visto che per molti altri bambini sono la norma). La sera idem, quindi dopo averla riportata a casa non potevo uscire nuovamente per fare la spesa.
Giovedì sono uscita 5 minuti dopo dal lavoro e mi son trovata imbottigliata in tangenziale per un'ora. La bambina l'ha riconsegnata l'educatrice, a domicilio, circa tre minuti dopo il mio arrivo a casa, passate le 19.00.
Venerdì mattina, mentre arrivavo al lavoro col sole in faccia e un discreto anticipo, una buca traditrice ha fatto un bello scherzo alla mia gomma anteriore destra e ho dovuto abbandonare l'auto a qualche centinaio di metri dall'ufficio. La sera son tornata con la ruota di scorta.

Sempre venerdì, il capo mi chiama nel suo ufficio, mi saluta, mi augura in bocca al lupo, mi dice che qualunque sostituzione debbano fare chiameranno me e che se fra un anno gli permetteranno di assumere, sa già che prenderebbe me, e cosa farmi fare.
Dà soddisfazione, almeno un po'. Tuttavia, mi fa anche pensare che posso anche essere molto brava, ma sono comunque disoccupata.

Treno suburbano

Autunno umido e probabilmente freddo. Con questa umidità stento a giudicare.
Sabato son stata in giro in treno. Constatando come la stazione di Pioltello, col buio, abbia un aspetto molto inquietante – ma la brasiliana che stava dietro al banco del bar aveva un sorriso che faceva pensare che fosse mezzogiorno di un giorno d'estate.
Poi la strana sensazione delle stazioni sotto Milano. Non sapevo che ci fossero treni che passano lì sotto, oltre alla metropolitana.
Un uomo e una donna sulla cinquantina, chiacchierando, hanno scoperto di avere entrambi un account Skype, ne hanno parlato per un po' e hanno concluso che questa tecnologia è una bella cosa, comoda soprattutto.
Quattro ragazzi sudamericani parlavano di calcio, metà in spagnolo e metà in italiano.
So che se ci andassi al lavoro non troverei il viaggio in treno così piacevole, ma mi piacerebbe prenderlo più spesso. Questa vita nel bozzolo non mi giova.
Intanto, la prossima settimana si lavora.

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