Una casa

Non so per quale motivo, ma riesco a vederla sempre e solo al ritorno.

Percorrendo la A15 verso Parma, poco dopo l’uscita di Berceto, sulla destra c’è una casa, la casa dei miei sogni.

È una vecchia casa di montagna, non abitata ma ben tenuta, utilizzata per le vacanze. Se ne sta lì a prendere il sole su un pendio erboso, poco lontana dalla strada eppure isolata.

Ogni volta mi chiedo quando, finalmente, la mia vita si svolgerà in una casa così anziché in un condominio circondato da strade.

E una parte di me si ferma lì. 

Due fatti, un paio di idee

Manifestazione a Roma degli operai di una acciaieria, i quali rischiano di perdere il lavoro.
Il corteo si sta muovendo verso il ministero, alcuni poliziotti cominciano a caricare e a usare il manganello.
Si dirà, e così ha anche riferito il ministro dell’Interno in Parlamento, che pensavano che gli operai volessero occupare la stazione Termini. Che è dalla parte opposta alla direzione in cui pare procedesse il corteo.
Subito alcuni cominciano a gridare contro la polizia, contro il governo oppressore dei sindacati, contro la violenza di Stato.
Altri – ne ho fra gli amici di Facebook – sostengono che considerato che ci son stati feriti anche fra i poliziotti, forse il corteo non era pacifico, non son stati i poliziotti ad attaccare, o cose simili.
Secondo me, semplicemente, alcuni poliziotti hanno fatto una stronzata. Forse erano degli esaltati (ce ne sono), forse erano meno esperti e addestrati degli altri, ma hanno fatto un clamoroso errore di valutazione e agito nel modo sbagliato. Che si siano fatti male anche loro non stupisce: in determinate circostanze perfino io, che sono donna e non particolarmente robusta, potrei gettare a terra un uomo; immaginate cosa possa fare una folla di operai di una acciaieria, anche solo spingendo per respingere una carica… facile che qualcuno si faccia male.
Credo anche che gli uni e gli altri, i sostenitori dei sindacati e quelli della polizia, rimarranno della loro idea. Trovare un nemico da incolpare, col quale arrabbiarsi, è un ottimo modo per sfogare le proprie frustrazioni, o per portare acqua al proprio mulino; utilizzare il buon senso è fuori moda, e si rischia di vedere che è la parte che si sostiene ad avere torto.

L’amministratore delegato di Apple ha fatto coming out, e pare che abbia dichiarato che essere omosessuale sia il più grande dono che Dio gli ha fatto. E in effetti credo che appartenere a una minoranza perseguitata ti apra gli occhi e ti costringa a mettere in prospettiva tutto, a immedesimarti con gli altri, a non dare per scontato ciò che è considerato la norma.
Però mi disturba che siamo tutti considerati eterosessuali fino a prova contraria. Vorrei che tutti, quando ci rendiamo conto di quali siano le nostre inclinazioni sessuali, fossimo costretti a fare coming out, a dichiarare apertamente ciò che siamo. Anche eterosessuali, come nel mio caso. Sono certa che se così fosse molte persone che oggi si dichiarano etero sarebbero costrette a riflettere meglio su se stesse, e si scoprirebbero forse diverse da quello che credono, con grande beneficio per tutti.

Autunno immaginato

Da quando è davvero cominciato l’autunno, con pioggia e foglie che cadono, la mia mente e il mio cuore sono scissi.

Ogni tanto guardo il cielo, le gocce d’acqua sui vetri, le foglie secche appiccicate qua e là, le case anonime e i capannoni che mi circondano, e una parte di me se ne va.
Passeggia per le vie di Pontremoli, o di altri borghi della Lunigiana.
Osserva luoghi familiari e accoglienti, nonostante il mio soggiorno sia stato breve.
Sorseggia vin brulè e assaggia castagne, o cian con la ricotta.
Fa due passi al mercato dei prodotti a chilometro zero di Aulla.
Si ripara dal vento sulle mura di Fivizzano.
Guarda le case in vendita, a una a una, soppesandone le caratteristiche. Come qualche anno fa, quando la prospettiva era di rimanere.

Rivoglio quel pezzo della mia vita, quei ritmi, e voglio dividerli con chi amo – e chi li ama. Voglio l’ospitale autunno lunigianese, con tutta la sua scomodità, per lasciare il triste autunno lombardo al suo grigiore anonimo.

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Restlessness.

La parola che ha ronzato nella mia testa per tutto il viaggio verso la Lunigiana, per andare a prendere mia figlia e una boccata d’aria.

Frasi d’estate

Sole d’agosto in un cielo blu, perennemente limpido. La luce riflessa in quegli occhi ancora più blu, limpidi e screziati come il mare.

Ti voglio bene papà, anche se mi diverto di più con la mamma.

Acqua trasparente, dove i pesci ti nuotano attorno alle caviglie a due passi dalla riva.

Sarai un bravo papà se avrò un fratellino o una sorellina, anche più bravo di quello mio vero.

Una bambina con la maschera gialla e nera si tuffa, si rituffa, sguazza come un pesciolino alle prime armi.

Maestrale e aquiloni di kitesurfers, e Quando avrò sei anni voglio provare anch’io.

Un pomeriggio di strade sterrate, imboccate senza sapere dove portassero, fino a sbucare in luoghi inaspettati e belli da mozzare il fiato, e Proviamo a vedere se adesso il papà ha acceso il telefono?

Una serata di coppia in una città bella e brutta insieme, passeggiando, scattando fotografie, assaggiando, e Voglio il miele di cardo.

Viaggi estenuanti, auto-nave-auto, i gatti nel trasportino che attirano folle di bambini, il paesaggio nitido sotto la luce della luna, il sonno a intervalli sul sedile, l’autostrada bloccata e l’Aurelia inopinatamente vuota, una strada che scavalca le Apuane mostrando il mondo dall’alto.

Io al papà non sono mancata, altrimenti mi avrebbe chiamata. Però mi vuole bene lo stesso.

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Scrivevo, scrivo

Quando ero adolescente avevo un diario. Credo di averlo aggiornato fino ai 19 anni, fino ai primi mesi di università, poi la palese idiozia di una simile pratica, e di ciò che scrivevo, mi è balzata agli occhi.

Nel 2008 ho cominciato a tenere un blog, e sebbene i contenuti siano sempre piuttosto personali si tratta di un’esperienza diversa. Qui ci sono altre persone che leggono, commentano, danno feedback positivi o negativi. Non si scende in dettagli, non si dice tutto ma solo ciò che si vuole far sapere. Mi ritrovo ad avere una quarantina di follower e mi chiedo se davvero quello che scrivo possa essere così interessante.

Tenere un diario segreto implica una questione di fiducia nei confronti delle persone con cui si divide la casa. Mia madre non si è mai sognata di leggere ciò che scrivevo, sebbene credo si sia chiesta spesso cosa combinassi, in certi periodi; mio fratello se ne disinteressava, come di cose fondamentalmente noiose e che non lo riguardavano nè come persona, nè come fratello.
Mio padre, dal quale comunque andavo solo nel weekend, era una questione diversa. Ciò che provavo e vivevo non gli interessavano più di tanto, ma una volta l’ho pescato con le mani sul diario, che mi ero portata dietro. Era curiosità, la sua, come quella che avrebbe potuto avere un mio coetaneo; questo però lo capisco adesso che sono adulta, all’epoca la vissi come l’intrusione di un genitore autoritario, che non aveva fiducia nella propria figlia e nella sua capacità di discernimento.
Di recente il mio compagno, trovandosi in mano il mio telefono (che gli avevo affidato perchè ero senza tasche), ha letto parte di una mia conversazione su whatsapp con un amico. Da quel momento non faccio che pensarci, chiedendomi se davvero si fidi così poco di me. Di me che lascio il cellulare in giro per casa, e le password salvate su un computer altrettanto accessibile. Di me che anche se faccio battute su sue presunte amanti – e il suo lavoro è fra quelli degli uomini cui si attribuiscono le paternità dei bimbi che non somigliano a nessuno – non dubito che sia sincero e corretto nei miei confronti. Sempre.
Mi chiedo se creda a ciò che gli dico, solo perchè glie lo dico io.

In più di 5 anni di blog sono cambiata, e credo sia cambiato il mio stile. Mi sono stati dati suggerimenti, e alcuni ho cercato di seguirli. Ho anche letto molti altri blog, sebbene ultimamente me ne manchi il tempo, e mi chiedo sempre dove si possa collocare il mio.
Dal punto di vista grafico, utilizzo un template standard trovato fra quelli propostimi da WordPress; quello che mi interessa, tanto, sono i contenuti o al massimo lo stile di scrittura. Non si contano i post iniziati e poi cestinati perchè poco soddisfacenti, non si contano le volte in cui avrei voluto dire qualcosa su un argomento ma per evitare la banalità mi sono astenuta; eppure sono sempre insoddisfatta, anche quando decido di pubblicare. Poi mi guardo attorno, e mi rendo conto che accanto a blogger veramente bravi, che scrivono cose interessanti, o divertenti, usando uno stile impeccabile, ce ne sono tanti che, pur di pubblicare qualcosa con cadenza regolare, non badano nè alla forma nè al contenuto. Fa pena vedere quanti pseudopoeti e pseudoscrittori ci siano in giro per il web, e quanti seguaci pronti a riempirli di complimenti transitino per i loro blog; per chi abbia un profilo Facebook non è difficile vedere il parallelo con l’abitudine di commentare positivamente fotografie ridicole, grottesche o oggettivamente brutte.
Per questo vi chiedo onestà, nei commenti, o se proprio non volete insultarmi… un pietoso silenzio.

Profumi

Ogni giorno, in pausa pranzo, percorro le strade di una frazione dove le villette e le piccole palazzine la fanno da padrone. I giardini sono tanti, diversi, rigogliosi, e a un angolo c’è profumo di viole, a un altro di iris, in un altro punto è il glicine a dominare. Procedo così da un profumo all’altro, godendomeli insieme al sole, ma sono nuvolette isolate, divise da grandi intervalli inodori (quando non direttamente maleodoranti).

Cinque anni fa una elipiccottero col pancione percorreva le strade di un paesino della Lunigiana, beandosi dei profumi. L’aria era una sinfonia di fiori e piante, dal momento stesso in cui si usciva dal portone fino a quando si rientrava. Insieme ai profumi dei fiori c’erano quelli dell’acqua di fiume e canali, della terra, dei muri delle case che rilasciavano il calore accumulato durante il giorno. Era un profumo pervasivo, che a tratti stordiva, e che soprattutto faceva capire come la primavera fosse pienamente arrivata.

Quanti di noi, nati negli anni ’80 o dopo, conoscono questa primavera dal profumo onnipresente, e sanno quindi cosa si perdono quando l’aria sa invariabilmente di smog e polvere, e solo passando molto vicini ai fiori se ne può sentire il profumo? Per quanti, invece, la mancanza di odori è la norma, e nemmeno immaginano cosa ci stiamo perdendo?

Io voglio inverni freddi, primavere profumate, odore di terra bagnata dopo i temporali estivi. Voglio che i fiori profumino, non che sappiano di polvere.

Se in una bella giornata estiva vado a passeggiare in una riserva naturale, come il parco del Ticino, vorrei sentir cantare gli uccelli, non lo spettrale silenzio che vi ho trovato; poche cose possono essere inquietanti come un bosco dove gli unici rumori sono fatti da persone o cose inanimate, ma è questo il futuro che ci aspetta.

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