Salti nel tempo

Ho smesso di pensarti ormai, ma faccio sogni strani (Afterhours)

Era quasi cinque mesi fa, e se andate a cercare vedrete che parlavo di strade.
Stesso posto, altre circostanze, ma quando ieri sono uscita da quella porta, lasciando la piccola sapiente a prolungare il pranzo con (e come) suo nonno, le sensazioni di allora mi hanno assalita.
All’improvviso, ero uscita per rispondere a una telefonata che arrivava ogni sera alla stessa ora, che attendevo con impazienza e che mi illuminava la giornata.
Una telefonata che un giorno, semplicemente, non c’è stata, e poi non è tornata più.

Per un tempo che mi è sembrato infinito ho continuato a fare sogni che mi ricordavano una speranza andata in fumo. Anche quando da sveglia ho smesso di pensarci, anche quando ho accettato e perdonato, di notte la mia anima non si dava pace.
Quei sogni sono tornati, e sono tanto intensi quanto indistinti.
Dolorosi come ogni speranza che si sa essere senza fondamento.

Tornando a casa, oggi pomeriggio, un cartello stradale mi ha riportata ancora più indietro, a molti anni fa.
Quando ero ragazzina, mia madre si recava spesso, per lavoro, in un paese alle porte di Bergamo, e per me era lontanissimo, quasi un altro pianeta. Bergamo stessa, neanche trenta chilometri da casa, era una meta che richiedeva un’organizzazione da vero e proprio viaggio.
Buffe queste sensazioni, per una che fin da piccola era stata abituata a escursioni a lungo raggio; mi sono chiesta allora come sarà la piccola sapiente, cosa penserà dei viaggi e delle distanze.
Cosa penserà di me, che lontano da casa gioco con lei con una serenità e un trasporto che a casa spesso mi mancano.

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Spazzatura

Quando vivevo in val Seriana attendevo settembre. Perchè a luglio e agosto c’erano i “milanesi”, con tutte le conseguenze di traffico e sporcizia che portavano con sè. Naturalmente, non tutti i villeggianti erano milanesi, ma la maggioranza sì, e quello che li accomunava erano un atteggiamento quasi invariabile di superiorità, la rumorosità e la tendenza a lasciare spazzatura ovunque, preferibilmente nei boschi.
Ora in mezzo ai milanesi ci vivo, e spesso mi capita di sentirmi dire che il tale o il tal altro hanno la casa in questo o quel paese dell’alta valle, o andavano in vacanza da quelle parti, e non di rado mi son morsa la lingua, pensando a quel traffico e a quella spazzatura abbandonata qua e là.

L’ho notato nelle mie camminate solitarie, e ancora di più andando fuori con la piccola sapiente, che raccoglie di tutto: qui c’è spazzatura ovunque. Ogni striscia di prato, ogni fosso, ogni parco giochi è invaso dalla spazzatura. E’ uno spettacolo triste, squallido, e che mi fa pensare a un mondo in decadenza, dove la bellezza non ha posto.
Mi fa pensare alla città che avanza e si mangia il mondo che amo.

Luoghi

Il centro di Clusone, con le strade strette e talvolta ripidissime, piazza dell’orologio con quel capolavoro su cui mai mi è riuscito di leggere le ore, la danza macabra che mi provoca un’emozione grande ogni volta che la vedo. I paesi dell’altopiano, collegati da strade segnalate e da sentieri che tutti i ragazzini conoscono (e chissà se esistono ancora). I profili delle montagne circostanti, e per me la Presolana sarà sempre a est e il pizzo Formico a sud. Il Serio e la sua acqua gelida, anche nelle estati più calde.
Il Duomo di Rimini (che solo a scuola ho sentito chiamare Tempio Malatestiano). Piazza tre martiri. Piazza Cavour e la vecchia pescheria.
Le Rive e piazza Unità d’Italia, a Trieste. Il molo Audace e le meduse grandi, bianche e viola, che proliferavano nel porto. Le case dello studente, brutte, scomode, spesso mal tenute, ma piene di gente e di storie, di modi di vivere e di arrangiarsi. Cittavecchia, le sue scalinate e salite ripide, la mansarda dove mi son sentita a casa. Barcola e i “veci” che prendono il sole ogni giorno, per mesi, fino a sembrare fatti di cuoio, gli uomini con minuscoli slip e le donne in topless, divertendosi e senza vergogna.
Fivizzano, dove tira sempre vento e dalle cui mura mi affaccerei altre mille volte. La valle del Lucido e i suoi paesi, dove ormai mi ero abituata a salutare chiunque incontrassi mentre passeggiavo. La fortezza della Brunella, che annuncia l’arrivo ad Aulla (e che non ho mai visitato). Pontremoli e le case a strapiombo sul fiume, e l’ospedale dove è nata la piccola sapiente, a fianco del quale sorge l’edificio, bellissimo, del vecchio ospedale.
Decine di altri luoghi, dove sono stata magari una sola volta, ma che per ciò che vi è avvenuto, o solo per uno sprazzo di bellezza, sono rimasti nella mia memoria.
Anche qui, dove l’occhio stenta a fermarsi su qualcosa, ci sono attimi di bellezza assoluta.
Quando il cielo è limpido, e non capita spesso, a nord si vede sorgere l’imponente corona delle Alpi, con quello che mi dicono essere il Monte Rosa. Il campanile del paese è alto e bellissimo, specialmente se osservato dalla villa dove ha sede il Comune, in un giorno di sole. La campagna che divide casa mia dal Naviglio Grande e dal Ticino. Il parco, con gli alberi immensi e i pavoni dal verso stridulo.
Tuttavia, ancora il cuore non sa o non vuole mettere radici, forse per la paura di vedersele ancora una volta lacerare dall’ennesimo trasferimento non desiderato.

Migrazioni (e distacchi)

Che i politici se ne escano spesso con frasi poco felici, che scatenano polemiche fra il “popolo”, non è una novità. Il sospetto che si tratti di una strategia per distrarre da altre, ben più importanti questioni sorge ogni volta, e come ebbe a dire (pare) un altro politico, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende.
Prendiamo quindi con le pinze l’ultima esternazione di un ministro, anche se mi sembra opportuno rifletterci su. Mi riferisco, naturalmente, all’affermazione sugli italiani che cercano il lavoro solo vicino a casa, perchè non vogliono allontanarsi da mamma e papà.
Come sapete (e se non lo sapete, il nome del mio blog dovrebbe suggerirvelo), la migrazione è una costante della mia vita. In 30 anni ho avuto 6 diverse residenze, in altrettanti Comuni, in tre diverse regioni; inoltre, sono a mia volta figlia e nipote di migranti interni, poichè mia madre è riminese (ma non lo era nessuno dei suoi genitori) e mio padre, nato in Piemonte, è cresciuto a Roma. Insomma, noi la migrazione, soprattutto per questioni di lavoro, ce l’abbiamo nel DNA.
Ad ogni nuovo spostamento bisogna ricominciare da capo. Nuova casa, nuovo lavoro (o nuova scuola, o università), nuovi negozi di fiducia, nuove amicizie, nuove reti sociali. Non sempre è facile: il mio ultimo trasloco, per esempio, mi è costato un periodo di lungo isolamento, perchè senza lavoro e con una bambina piccola fare nuove conoscenze non è facile. Anche trovare i servizi, se non si conoscono la zona e il suo tessuto sociale, può essere difficile. Cercare lavoro, infine, può essere quasi impossibile, considerato che ancora oggi la stragrande maggioranza delle assunzioni avviene per chiamata diretta di persone che hanno saputo dell’offerta di lavoro da amici, parenti o conoscenti, il che ovviamente diventa difficoltoso per chi non ha una rete sociale vasta.
Bisogna inoltre considerare i problemi legati alla cura dei membri deboli delle famiglie: anziani e bambini (sui disabili non mi pronuncio perchè son troppo ignorante).
Mia madre ha 63 anni e abita sola a 250 chilometri da me, e non passa giorno senza che mi chieda come farà, quando sarà troppo vecchia per badare a se stessa e alla sua grande casa. Ha sempre dichiarato di voler andare in una casa di riposo, ma sappiamo che questo potrebbe essere un problema, poichè non sappiamo se ce ne sia una adatta (e poi dove, vicino a me o lì dove abita?), se vi sia posto e se la sua pensione basterà per pagare la retta. Se fossimo vicine, naturalmente, sarebbe tutto più semplice.
Mia figlia ha due anni e mezzo. Frequenta saltuariamente un asilo nido privato, la cui retta è discretamente alta, poichè non abbiamo parenti o amici che possano badare a lei quando io lavoro, vado a un colloquio o semplicemente devo sbrigare una commissione e non posso portarmela dietro; la scelta del nido privato non è stata una vera scelta, poichè dato il mio stato di disoccupazione, semplicemente, non sarebbe mai entrata a quello comunale. Ora che si avvicina l’inizio della scuola materna, siamo daccapo, poichè non sappiamo se sarà ammessa, e se non lo sarà dovremo trovare a tempo di record una struttura privata che la accetti. Se vicino a noi ci fossero nonni o zii, tutte queste spese ce le potremmo risparmiare.
Al ministro e ai sociologi certo non interesserà, ma le migrazioni hanno anche un aspetto emotivo. In tutti questi anni e questi chilometri mi sono lasciata indietro decine di persone cui volevo bene. Per molti versi, probabilmente, è colpa mia, visto che telefono poco e al telefono sono molto fredda; tuttavia, temo che per chi è nato, cresciuto e vissuto sempre nello stesso posto, o quasi, sia difficile comprendere la mia necessità di distaccarmi emotivamente, per non sentirmi lacerata ad ogni distacco.
Mi lascerò indietro altre persone, alla prossima migrazione, e non so nemmeno quando e come avverrà… ma ci sarà.

In breve_33

E insomma, l’ho detto: dopo aver giurato di non tornare da dove sono partita, ho chiesto aiuto per poterlo fare.

(Attendendo il) Disgelo

Giorni di freddo e neve chimica hanno lasciato il posto a una giornata meno fredda, e limpida, così nonostante il (mio, soprattutto) raffreddore la piccola sapiente e io siamo uscite, per una commissione e una passeggiata. Abbiamo incontrato alcune persone che conosciamo, ed è bello vedere come mia figlia sia veramente amata, non solo vezzeggiata come sempre si fa coi bambini.
Mentre tornavamo, il mio naso, chiuso fino a quel momento, ha improvvisamente aperto la porta agli odori provenienti dal parco: muschio, terra umida, erba, foglie marcescenti, corteccia bagnata. Una sinfonia di odori, che insieme formano un meraviglioso profumo, profumo di casa, di sole, di primavera.
Per un attimo sono stata nella pineta di Clusone dopo un temporale estivo.
Desidero che arrivi la primavera. Desidero che il parco riapra, così da poter passeggiare con la piccola sapiente; desidero togliere la giacca e sentire il tepore del nuovo sole attraverso i vestiti; desidero che le giornate si allunghino e si possano percorrere le strade della pianura a cavallo della bicicletta.
Allo stesso tempo, temo l’arrivo della primavera e la violenza del risveglio, poichè molte braci covano sotto la cenere e basterebbe poco per risvegliarle.

Strade scivolose

Ci sono state tante strade, nella mia vita.
Strade lavate dalla pioggia, negli ultimi giorni.

Le strade buie e semivuote e piene di pozzanghere di venerdì sera.
Non dovendo guidare, potevo concentrarmi su me stessa, sulla mia curiosità e su una strana, nuova emozione. La pioggia, allora, sembrava lavare via dolori che, semplicemente, il tempo sta facendo scolorire.

Le strade trafficate e nervose di sabato mattina.
Vento e pioggia rendevano difficile guidare e sebbene fossi desiderosa di arrivare presto non avevo veramente voglia di giungere alla mia destinazione.

Le strade di paese, percorse a piedi, sabato pomeriggio.
Vagare senza meta in posti noti, ma lasciati da tempo, constatando come le strade siano più strette, le case più piccole, le distanze più ridotte di quanto ricordassi, mi ha fatto capire che non tornerei a vivere dove sono cresciuta, perchè il mio cuore se n'è andato da tempo.

Le strade, percorse qualche volta ma non realmente conosciute, di domenica pomeriggio.
Una meta dolorosa, affrontata col desiderio di non piangere; un sms che mi ha ferita e al quale non ho voluto rispondere, per non aggiungere rabbia al dolore; una bambina luminosa che strappa sorrisi e una donna rimpicciolita, stanca, quasi cieca, ma serena. Mia madre che piange, e io so consolarla solo con un abbraccio.

Le strade del ritorno a casa, tra pioggia e timido sole, oggi pomeriggio.
Un rientro che mi pesa più di quanto dovrebbe, e il desiderio di trovare altri profumi, altri colori, una volta varcata la soglia.

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