Babywearing&me

Ci sono cose che ci appassionano, senza che inizialmente ce lo aspettassimo.

A me è successo col babywearing.

 

Avevo provato a portare la piccola sapiente, con una fascia ad anelli fatta in casa e con due marsupi di marche molto note, ma passato l’anno il peso si era fatto insostenibile.

Quando la bimba che sorride aveva rifiutato l’allattamento al seno, in ospedale mi avevano consigliato di provare la fascia per favorire l’attaccamento, ma per ignoranza su dove reperirla e come usarla eravamo ricaduti su un altro marsupio
– sempre acquistabile in negozio.

 

Informandomi mi erano sorti dei dubbi sulla effettiva adeguatezza del marsupio, e sono riuscita finalmente a contattare una consulente del portare, che ci ha osservati, consigliati, e ci ha suggerito un marsupio
veramente ergonomico, reperibile esclusivamente on line.

L’ho amato io, mio marito e anche la bambina, peccato che le occasioni per usarlo fossero poche. Incuriosita, ho preso una fascia ad anelli, che ci ha salvato in vacanza e insegnato un altro tipo di sostegno e contatto.

 

Con una bimba di più di un anno, ho acquistato e imparato a usare una fascia lunga, che è ora il nostro modo preferito per andare in giro, fare i lavori di casa, farci le coccole.

 

Quando la usiamo, siamo tutt’uno, senza interruzioni o intralci. Respiriamo all’unisono, guardiamo il mondo insieme, insieme sentiamo freddo o caldo.

Sulla mia schiena la bimba che sorride ha fatto il bucato, passeggiato lungo il fiume, visitato mostre e mercatini che col passeggino ci sarebbero stati preclusi, e la fascia è stata anche coperta e amaca, all’occorrenza.

Amo sentire il suo peso che si abbandona su di me, amo le sue manine che mi carezzano viso e collo.

Il marsupio ci è servito per la montagna, dove anche il papà e il nonno l’hanno portata per lunghi tratti.

 

A più di due anni ama ancora essere portata, e io amo portarla.

Annunci

Appunti di fine estate

Il Sulcis nella mia mente era quello che avevo visto nei telegiornali, una terra di minatori e di disoccupazione, arida e poco accogliente.
Il Sulcis che ho conosciuto è invece bello in maniera quasi dolorosa, arido sì, e selvatico, ma così attraente che verrebbe voglia di spalancare le braccia e accoglierlo, tutto. Il vento non tace nemmeno nella calura dell’estate e piega gli alberi che si chinano su un mare blu e perfettamente trasparente, dove in qualsiasi momento puoi vedere pesci che ti nuotano attorno ai piedi, a due passi dalla spiaggia.
È una terra di cui mi sono innamorata a prima vista e profondamente, così come è avvenuto alla piccola sapiente, tanto che ripartire è stato quasi doloroso.
Mio marito, pur cresciuto sul continente, è molto legato alla terra in cui è nato e da cui provengono i suoi genitori. Posso solo immaginare il dolore che prova lui ogni volta che riparte, ma il suo orgoglio nel far fare il primo bagno in mare a sua figlia era così evidente che tutti si sono fermati a guardare questa neonata sgambettante.

La bimba che sorride fa onore al suo nome, guardando il mondo con occhi sereni e curiosi e dispensano sorrisi a chiunque si prenda del tempo per giocare con lei.
Sebbene non ci sia una base scientifica, appare probabile che la grande differenza di comportamento tra le due sorelle sia legata al diverso vissuto durante la gravidanza – e nemmeno dopo sei anni la piccola sapiente ha smesso di cercare rassicurazioni.
Siamo una famiglia rotta e ricomposta, e la mia primogenita si trova di fronte due padri così diversi da sentirsi combattuta tra l’amore per quello biologico e il benessere e la sicurezza che quello acquisito le sa dare. Sta diventando grande, non solo nel corpo ma nel modo di ragionare, e devo accettare che si allontani, non la pensi come me, non sia più simile a me di quanto io sia simile a mia madre.

In breve_71

Arriva il momento in cui ti accorgi che non hai chi ti possa aiutare a superare certi momenti.
Sei rimasta sola e stavolta non sai come sia successo.

Scrivevo, scrivo

Quando ero adolescente avevo un diario. Credo di averlo aggiornato fino ai 19 anni, fino ai primi mesi di università, poi la palese idiozia di una simile pratica, e di ciò che scrivevo, mi è balzata agli occhi.

Nel 2008 ho cominciato a tenere un blog, e sebbene i contenuti siano sempre piuttosto personali si tratta di un’esperienza diversa. Qui ci sono altre persone che leggono, commentano, danno feedback positivi o negativi. Non si scende in dettagli, non si dice tutto ma solo ciò che si vuole far sapere. Mi ritrovo ad avere una quarantina di follower e mi chiedo se davvero quello che scrivo possa essere così interessante.

Tenere un diario segreto implica una questione di fiducia nei confronti delle persone con cui si divide la casa. Mia madre non si è mai sognata di leggere ciò che scrivevo, sebbene credo si sia chiesta spesso cosa combinassi, in certi periodi; mio fratello se ne disinteressava, come di cose fondamentalmente noiose e che non lo riguardavano nè come persona, nè come fratello.
Mio padre, dal quale comunque andavo solo nel weekend, era una questione diversa. Ciò che provavo e vivevo non gli interessavano più di tanto, ma una volta l’ho pescato con le mani sul diario, che mi ero portata dietro. Era curiosità, la sua, come quella che avrebbe potuto avere un mio coetaneo; questo però lo capisco adesso che sono adulta, all’epoca la vissi come l’intrusione di un genitore autoritario, che non aveva fiducia nella propria figlia e nella sua capacità di discernimento.
Di recente il mio compagno, trovandosi in mano il mio telefono (che gli avevo affidato perchè ero senza tasche), ha letto parte di una mia conversazione su whatsapp con un amico. Da quel momento non faccio che pensarci, chiedendomi se davvero si fidi così poco di me. Di me che lascio il cellulare in giro per casa, e le password salvate su un computer altrettanto accessibile. Di me che anche se faccio battute su sue presunte amanti – e il suo lavoro è fra quelli degli uomini cui si attribuiscono le paternità dei bimbi che non somigliano a nessuno – non dubito che sia sincero e corretto nei miei confronti. Sempre.
Mi chiedo se creda a ciò che gli dico, solo perchè glie lo dico io.

In più di 5 anni di blog sono cambiata, e credo sia cambiato il mio stile. Mi sono stati dati suggerimenti, e alcuni ho cercato di seguirli. Ho anche letto molti altri blog, sebbene ultimamente me ne manchi il tempo, e mi chiedo sempre dove si possa collocare il mio.
Dal punto di vista grafico, utilizzo un template standard trovato fra quelli propostimi da WordPress; quello che mi interessa, tanto, sono i contenuti o al massimo lo stile di scrittura. Non si contano i post iniziati e poi cestinati perchè poco soddisfacenti, non si contano le volte in cui avrei voluto dire qualcosa su un argomento ma per evitare la banalità mi sono astenuta; eppure sono sempre insoddisfatta, anche quando decido di pubblicare. Poi mi guardo attorno, e mi rendo conto che accanto a blogger veramente bravi, che scrivono cose interessanti, o divertenti, usando uno stile impeccabile, ce ne sono tanti che, pur di pubblicare qualcosa con cadenza regolare, non badano nè alla forma nè al contenuto. Fa pena vedere quanti pseudopoeti e pseudoscrittori ci siano in giro per il web, e quanti seguaci pronti a riempirli di complimenti transitino per i loro blog; per chi abbia un profilo Facebook non è difficile vedere il parallelo con l’abitudine di commentare positivamente fotografie ridicole, grottesche o oggettivamente brutte.
Per questo vi chiedo onestà, nei commenti, o se proprio non volete insultarmi… un pietoso silenzio.

In breve_66

Se andate a leggere questo post, vedrete che fra i commenti c’è chi insiste ripetutamente sulle nostre tradizioni, come se la festa del papà lo fosse. Se andate a spulciare sul web, però, scoprirete che è stata istituita negli Stati Uniti a inizio ‘900 e “importata” in Italia, come molte altre cose, nel 1968.
Una tradizione che ha 46 anni, ossia è più giovane di metà della popolazione italiana.

In breve_62

Metà delle famiglie italiane vive con meno di 2.000 € al mese.
Non so su quanti componenti ci si basi, ma a me sembra una cifra tutt’altro che bassa, anche per una famiglia di 3 o 4 persone.

Ascolto n° 35

Voci precedenti più vecchie