Tempo di migrare

Stamattina mi sono svegliata alle 5.00.

Mi ha svegliata l’ansia per tutte le cose da fare.

La visita di expediting e la lavatrice da far partire. Le due settimane di lavoro arretrato e le calze da comprare.

 

Oggi guardo dalla finestra per trattenere le lacrime in maniera discreta.

Perché a distanza di un mese il dolore fisico ancora si ripresenta, ma quello dell’anima è ancora peggio, cresce anziché scemare.

 

Oggi cerco di fare il mio lavoro, e di farlo bene, anche se non dovrei lasciare indietro quell’altro, quello che si è fagocitato le mie ferie e il mio sorriso.

Ma non mi diverto più, non provo piacere, perché so che quello che lascio indietro mi aggredirà domani.

 

Oggi vorrei solo alzarmi e andarmene senza salutare, camminare con una figlia in groppa e l’altra per mano finché le gambe mi reggono, senza sapere dove vado.

 

È tempo di migrare di nuovo.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. fracatz
    Nov 09, 2016 @ 17:50:26

    dai, su, resisti e poi lo sai che nella vita ci sono gioie e dolori
    quanti ne ho passati di momenti duri nei quali magari la vicinanza della mamma avrebbe potuto confortarmi, ma in casa eravamo in tre figli ed io troppo orgoglioso (in realtà molti scambiano la timidezza per l’orgoglio) per confidarmi.

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