Tolleranza

La parola tolleranza non mi è mai piaciuta molto. Evoca in me l’immagine di una persona che, pur essendo nel giusto, per una sua intrinseca magnanimità accetta che altri, pur sbagliando, abbiano opinioni o stili di vita diversi. Si tratta insomma di una parola che divide il mondo in giusto e sbagliato, bianco e nero, buoni e cattivi, senza tenere conto delle sfumature che costituiscono l’ossatura portante del mondo e della sua varietà.
Per questi motivi non amo definirmi una persona tollerante. Dovendo proprio usare una definizione, preferirei parlare di me come di una persona aperta: aperta alla diversità, alla novità, alla sperimentazione. Si tratta di un atteggiamento mentale in parte innato, in parte scelto coscientemente, che mi ha spinta innanzi tutto a chiedermi chi io fossi, e poi a confrontarmi con chi, per un verso o per l’altro, non è come me; il risultato, il più delle volte, è scoprire che i punti di contatto sono molti di più delle differenze.
La parola tolleranza è tuttavia molto usata, con connotazione apparentemente positiva, ma corre il forte rischio di nascondere atteggiamenti peggiori di un aperto rifiuto. Non è raro che sfoci nel politicamente corretto, o in un modo per sentirsi semplicemente migliori degli altri, creando il paradossale effetto di una chiusura ancora maggiore.
Una persona che si autodefinisca atea, criticando l’atteggiamento di chiusura tipico delle frange più estremiste di alcune religioni, ma poi passi il suo tempo a ridicolizzare e disprezzare le credenze di milioni di altre persone, non potrà essere definita più razionale o più tollerante di coloro che attacca.
Una persona che si dichiari a favore dei diritti degli omosessuali non sarà automaticamente migliore di un omofobo, solo perchè su quell’unico punto ha un’opinione più progressista.
Una persona che scelga di dare sempre contro alla propria cultura e al modo di vivere con cui è cresciuto, ritenendo che si debba accettare qualsiasi uso purchè provenga da un Paese lontano, non è più aperta di mente di quanto lo sia un etnocentrico razzista, ha solo scelto di difendere a priori il punto di vista opposto.
Non di tolleranza si dovrebbe parlare, ma di accettazione e comprensione della diversità, con i rischi di scontro e le opportunità di crescita che essa comporta, e solo allora potremo davvero essere persone migliori; non si tratta però di qualcosa che si acquisisca con certezza, una volta per tutte, ma di un lavoro che ognuno deve fare ogni giorno su se stesso.

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18 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Gintoki
    Nov 10, 2014 @ 22:16:09

    Anche io non ho mai amato la parola tolleranza. Mi sembra un modo per dire “guarda, mi stai sulle balle però sopporto che tu rimanga qui accanto a me”

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  2. Papillon1961
    Nov 10, 2014 @ 22:39:04

    Vero, nella parola tolleranza sembra non esserci apertura e accettazione, ma piuttosto sopportazione. Forse è meglio essere chiaramente schierati ed esporre le proprie opinioni (senza pregiudizi).

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  3. Topper
    Nov 11, 2014 @ 17:01:31

    E’ vero, tollerante indica chi sopporta, non chi accetta la diversità o un’altra opinione. Il problema non sta solo nel pregiudizio ma anche nella mancanza di apertura mentale e, consentimelo, di cultura.

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    • elipiccottero
      Nov 11, 2014 @ 21:01:07

      Cultura però in senso molto ampio… è anche un problema di identità: se io so chi sono e non ho dubbi, e mi definisco in senso positivo (ovvero per affermazioni, non per contrapposizioni), sono anche disposto a discutere e confrontarmi, senza viverlo come una minaccia; se però ciò che sono è confuso, o definito solo come negazione di altro, la diversità è per forza una minaccia.

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  4. Silver Silvan
    Nov 11, 2014 @ 23:28:49

    Bah, che cumulo di assurdità. Dipende da cosa si è disposti a tollerare. Ci sono cose del tutto intollerabili, altre tollerabilissime. Solitamente le prime sono importanti, le seconde stupide. Io, con la stupidità, sono estremamente tollerante. Il mio cervello è extra-large, per le cose stupide. Per le altre è un figurino. Del resto, le cose importanti sono molto poche. Non c’è bisogno di molto spazio per contenerle. Un po’ come ciò che accade quando si mangia. Ci si può ingozzare con un sacco di roba, ma quella che nutre davvero il corpo è poca. I residui si sa dove vanno a finire.

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  5. Silver Silvan
    Nov 11, 2014 @ 23:32:46

    P.S. La tolleranza è un setaccio. L’intolleranza è un colino.

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  6. Silver Silvan nélla versione intollerante
    Nov 13, 2014 @ 22:28:22

    Oooooh, fatto il sonnellino, faccio notare che le astrazioni sono prettamente relative. Ci arriva anche un idiota. Tranne lei.

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  7. brum
    Nov 16, 2014 @ 07:41:46

    Non ci avevo mai fatto caso, superficialmente. Ma il tuo ragionamento non fa una piega. Ho un atteggiamento molto simile al tuo verso le parole “sfigato”, “anticonformista” e “schifo”. Le odio, insomma, per diversi motivi.

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  8. Chiquita Madame
    Nov 18, 2014 @ 16:52:00

    Esemplare. Dico sul serio Eli. Onestamente non avrei saputo trovare parole migliori per esprimere il significato di tolleranza. 🙂 brava!

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