Normalità

Sabato mattina, chiacchierando a ruota libera come al solito, la piccola sapiente mi ha detto, riguardo alla sua migliore amica della scuola materna:
“Sai, mamma, a lei piace solo giocare… se voglio convincerla a sposarmi quando saremo grandi devo farla giocare coi videogiochi”.
La tecnica di corteggiamento è un po’ da affinare, ma nell’insieme l’idea non è male. Però questa frase e la reazione che mi sarebbe venuta istintiva la dicono lunga su quanta acqua sia passata sotto i ponti negli ultimi 28 anni.
Sia io sia il padre della piccola sapiente cerchiamo di educarla al rispetto di ogni caratteristica personale, per quanto diversa sia da quelle che vengono considerate normali. Nella sua classe ci sono un paio di bambini marocchini, una bambina indiana adottata da una famiglia italiana, un bambino gravemente disabile. L’unica differenza che lei ogni tanto rimarca è quella con quest’ultimo, e non stupisce in una bambina molto orgogliosa dei propri progressi e della propria autonomia che vede un coetaneo accompagnato in giro sul passeggino, che lei ha smesso di usare intorno ai due anni. Col tempo, però, ha cominciato a considerare anche questa come una semplice caratteristica del bambino in questione.
Per me, figlia di assistente sociale, la disabilità era la norma. Ho un cugino con la sindrome di Down, e una psicomotricista del distretto di mia madre mi usò come “facilitatore” per far partecipare alle sedute un mio compagno della scuola materna. La diversità culturale, quando ero bambina io, era al massimo quella fra settentrionali e meridionali, e credo non sia un caso che quando una bambina calabrese frequentò un anno nella mia stessa classe elementare io fossi la sua unica amica; l’approccio con lo straniero è venuto dopo, ed è stato in fondo il tema dei miei studi universitari.
La famiglia a cui sono stata educata, però, è quella composta da un uomo e una donna, e me ne rendo conto ogni volta che si parla di omogenitorialità. So come funziona il pregiudizio: durante il processo di socializzazione si apprendono alcuni schemi per l’analisi veloce della realtà, i quali vengono applicati automaticamente dal cervello quando vi sono poche informazioni a disposizione per giudicare la situazione.
Negli anni ’80, quando sono nata e cresciuta, si parlava molto poco di omosessualità e in genere lo si faceva in termini spregiativi. La prima conversazione che ricordo sull’argomento era nata da un discorso sull’AIDS, anche se mia madre ci chiarì che si trattava di una malattia che poteva essere contratta da chiunque. In famiglia ci sono persone, alle quali voglio peraltro molto bene, fermamente convinte che l’omosessualità sia una malattia, una deviazione patologica. Fra tutti coloro che conosco, solo un paio sono dichiaratamente gay (entrambi uomini, ci sarà un motivo?), anche se ve ne sono altri che a mio avviso lo sono senza volerlo ammettere nemmeno a se stessi.
Lo ammetto, anche se me ne vergogno: il pregiudizio in me si attiva ogni volta. E ogni volta lo soffoco, perchè so che è sbagliato. Quando si tratta di mia figlia, però, diventa più difficile, e i motivi sono tanti.
Innanzi tutto, non voglio che debba soffrire, essere derisa e tormentata, e non sono così ingenua da credere che il mondo sia così buono da evitarle un simile trattamento.
In secondo luogo, vorrei un domani fare la nonna, e vista la situazione dal punto di vista sociale e legale so che senza un compagno di sesso opposto potrebbe essere molto difficile.
Poi non nascondo che mi piacerebbe che mi somigliasse, come credo avvenga alla maggior parte dei genitori.
Sono limiti mentali che non mi piacciono, di cui vorrei sbarazzarmi. E certo non voglio che li abbia la piccola sapiente, la cui fiducia e curiosità verso gli altri la rende così speciale, in una famiglia di diffidenti, timidi e riservati. La sua frase di sabato mi ha fatta sobbalzare, ma allo stesso tempo mi ha resa orgogliosa di lei, che riesce a fare così spontaneamente qualcosa che a me costa ancora tanta fatica.

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16 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Perennemente Sloggata
    Mar 11, 2014 @ 12:39:10

    Chissà cosa succederà da qui al suo futuro, per la piccola sapiente. Di sicuro potrà contare su una madre intelligente e sensibile che saprà fare anche delle sue difficoltà, la propria forza. Anche dei “limiti mentali”.
    🙂

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  2. brumbru
    Mar 12, 2014 @ 08:52:09

    Non credo ci si debba vergognare dei propri “limiti mentali”, come li chiami tu. Sono insiti in tutti noi, e fanno parte dell’essere umano, come hai giustamente detto. I pregiudizi a volte sono sciocchi, privi di basi… ma sono proprio loro che ci hanno aiutato nella nostra evoluzione, dandoci spesso una soluzione pronta a dei nostri dubbi comportamentali. Fanno parte del “sentire comune”, che non è detto sia giusto ma nemmeno che sia sbagliato. Ma è proprio il possesso di un “sentire comune” che ci ha permesso l’aggregazione in branchi, con i vantaggi che sappiamo. Ciò detto… dal “sentire comune” si può anche uscire, a volte, per procedere su strade che riteniamo opportune, se ne siamo fermamente convinti.
    Mi pare prematuro considerare omosessuale la sapiente. Si vedrà. Sarà quel che sarà….

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    • elipiccottero
      Mar 12, 2014 @ 09:06:46

      Alcuni pregiudizi sono serviti per creare un gruppo di diversi da odiare, quindi non tutti sono utili.
      Quanto all’orientamento sessuale di mia figlia, oscilla tranquillamente tra maschi e femmine come è normale a quattro anni, non ne sono per niente preoccupata. Spero che quando sarà più grande, qualunque esso sia, non si faccia problemi a parlarmene.

      Rispondi

  3. giacani
    Mar 12, 2014 @ 10:35:55

    Come padre condivido pienamente sia i dubbi che le paure che hai espresso. Io ho figli più grandi (12 e 15), penso di essere una persona aperta e tollerante, ho amici dichiaratamente gay e non ho alcuna difficoltà con loro. Credo che debbano avere gli stessi diritti delle persone eterosessuali e quindi anche delle coppie etero (sull’adozione ho qualche dubbio in più, ma perché penso che essere padri o madri non sia un diritto, avere un padre e una madre forse sì). Però, se poi traslo questo discorso sui miei figli, non mi vergogno ad ammettere che qualche difficoltà in più ce l’avrei eccome.

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    • elipiccottero
      Mar 12, 2014 @ 10:53:06

      Anche i dubbi sulle adozioni mi mettono in difficoltà. Ci sono genitori etero veramente terribili, e alcuni riescono anche ad avere bambini in affido; i bambini che non hanno genitori vivono in luoghi non sempre adatti. Quindi, mi chiedo: davvero una coppia dello stesso sesso potrebbe essere peggio? E vedo che qui il pregiudizio mi frega.

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      • giacani
        Mar 12, 2014 @ 11:11:50

        Il punto di vista è fondamentale. E se ci mettiamo dal punto di vista di un bambino direi che l’ottimo è avere un padre e una madre. Poi certo, se l’alternativa è l’orfanotofio, all’ora va bene anche una vecchia zia, forse! Ma se invece la questione è diritti delle coppie, io penso che non ci sia un diritto assoluto ad avere figli, né per le coppie etero, né per quelle gay. Ma forse anch’io ho dei pregiudizi al riguardo.

      • elipiccottero
        Mar 12, 2014 @ 11:17:41

        Io per esempio sono separata dal padre di mia figlia, e anche i miei genitori si separarono quando ero bambina… e per quanto un bambino desideri avere una famiglia con mamma e papà, può essere molto più felice con una famiglia meno “standard”.
        Quanto al diritto ad avere figli…penso che ci sia chi li ha senza meritarlo e chi sarebbe un ottimo genitore ma non può averne. E non so cosa sia più triste.

      • giacani
        Mar 12, 2014 @ 11:31:51

        Quanto poi più in generale sulla diversità qualche tempo fa aveo scritto questo post
        http://giacani.wordpress.com/2013/09/18/limiti-e-confini/

  4. suzieq11
    Mar 12, 2014 @ 15:43:17

    Conosco persone gay e lesbiche, alcuni sono colleghi di lavoro, alcuni anche amici. Mi trovo bene con loro e trovo che hanno qualità che non hanno gli etero, mentre non hanno i difetti degli etero. Sono dolcissimi, affettuosi, gentili, generosi. Eppure se scoprissi che i miei figli sono gay avrei anch’io qualche perplessità, dovuta alle difficoltà cui andrebbero incontro, dell’atteggiamento degli altri .

    Rispondi

  5. Perennemente Sloggata
    Mar 12, 2014 @ 20:04:22

    Temo di essere oltre ogni posizione. A me non me ne fregherebbe nulla dell’orientamento sessuale (o come cavolo si dice) dei miei figli, purché siano felici. Ma, come dite tutti, il problema è relativo alle difficoltà cui andrebbero incontro e all’atteggiamento altrui.
    Ecco, questo mi preoccupa. Come pure mi preoccupa il preconcetto nei confronti dei bimbi di coppie omogenitoriali o transgenitoriali (prima o poi ci arriveremo, è il passo successivo). Credo che tu, Betta, non discrimineresti comunque nessuno, anche fossero figli di trans.
    Però mi rendo conto di essere un po’ troppo oltre io, ammettendo sia matrimoni sia adozione a gay e lesbiche (e pure ai trans, insisto), perché penso che ci possano essere coppie equilibrate o comunque adatte ad accogliere e a dare una famiglia a bambini sfortunati.
    Ma proprio per il fatto di considerare il diritto alla famiglia come prerogativa di un bambino, prima che di una coppia: io sono fermamente convinta che sia sempre preferibile un’adozione (ben studiata e seguita, siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe) ad un istituto. Alla fine ci sono tanti casi di bambini cresciuti da un solo genitore, o dagli zii, dalle zie, dai nonni, da fratelli o sorelle. Perché non fare felici due entità contemporaneamente, bambino e coppia?
    Sicuramente il top è crescere in una famiglia tradizionale, ma dove c’è l’amore di persone come si deve, un bambino può evitare la sofferenza e trovare la sua strada.
    I primi che stanno vivendo questa situazione, sicuramente saranno provati, ma stanno aprendo un percorso per il futuro. Come è stata coi diritti dei neri.

    Rispondi

  6. Silver Silvan
    Mar 12, 2014 @ 21:48:55

    Povera piccola, come non essere solidale. A breve, oltre che intelligente, le si chiederà con insistenza di dichiarare le sue preferenze sessuali. Che inferno…

    Rispondi

    • elipiccottero
      Mar 13, 2014 @ 05:35:15

      Tranquilla, Silvana, non farò subire a mia figlia le vessazioni che ha subito lei, non desidero che le somigli. Piuttosto, mi dica, ha ucciso i suoi genitori o si è limitata a lasciare loro post-It minacciosi?

      Rispondi

      • Silver Silvan
        Mar 13, 2014 @ 12:32:40

        Uff, ma quali vessazioni? Se ho avuto un problema è stata la responsabilizzazione forse eccessivamente precoce e la troppa libertà, figuriamoci. Due cose che bisogna saper capire, per apprezzarle.

      • elipiccottero
        Mar 13, 2014 @ 12:36:17

        Ecco perché lei non le ha apprezzate…

      • Silver Silvan
        Mar 13, 2014 @ 22:19:20

        A 15 anni è normale, non apprezzarle. Uno ha già fin troppe insicurezze, a quell’età. Ha bisogno di riferimenti, non di libertà illimitata.

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