Vite (convergenze e divergenze)

C'è la nebbia. Non mi ci abituo. Non ci si abitua il mio corpo, dolorante da giorni. Manca la luce e mi sento scivolare verso il letargo.

Torno a vecchie abitudini musicali. Quelle di tre anni fa, o giù di lì, quelle di quando ho aperto un blog, per una specie di auto-terapia che continua ancora oggi.

La mia vita precedente.
Quella in cui vivevo sola con quattro soldi, e camminare per chilometri era il mio principale passatempo (anche per ovvi motivi economici). Quella in cui cercavo uno scopo.

La vita attuale non le somiglia per la mancanza di uno scopo, di un amore assoluto. Tuttavia, rimangono la precarietà e il fallimento.
Perchè il passaggio non è stato indolore e colmo di gioia.
Perchè l'ultimo trasloco è nato da un amore che non era, non è e non sarà ricambiato.
Ma io l'ho saputo dopo.

Spero di avere presto i mezzi per ricominciare, con la consapevolezza che la mamma della piccola sapiente, pur non sottovalutando l'aiuto che le è venuto da amici, parenti e conoscenti, ha finalmente imparato a trovare il conforto in se stessa.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. brumbru
    Nov 18, 2011 @ 07:58:00

    Alla fine… si è sempre soli. Le cose non si risolvono dall'esterno, senza il nostro impegno in prima persona.
    E devo darti ancora una brutta notizia: le autoterapie non finiscono mai.

    Rispondi

  2. brumbru
    Nov 18, 2011 @ 08:00:00

    P.s.: quella buona è che sono certo che troverai presto la forza per ricominciare. Ne sono certo.

    Rispondi

  3. elipiccottero
    Nov 18, 2011 @ 08:41:00

    Ricordami che se voglio incoraggiamento non devo chiederlo a te…

    Rispondi

  4. Chit
    Nov 25, 2011 @ 17:52:00

    Con  tutto il rispetto per la nebbia 🙂 … credo lei sia il problema minore, seppur in 18 anni a Torino non mi ci sonoo proprio mai abituato.

    Io invece da quel poco (o tanto, a seconda di chi legge) che posso dedurre dai tuoi scritti, sempre molto limpidi e  sinceri, mi son fatto l'idea di una gran bella persona, che non sta troppo (un po' lo facciamo tutti) a piangersi addosso, che nella vita ha già fatto molto, che lotta e lavora per quello in cui crede e, non lo dico per paraculismo, che merita l'augurio sincero che presto possa quadrare il cerchio. 

    Ora la domanda è: possono delle semplici ma sentite parole in qualche modo essere d'aiuto e di conforto a qualcuno che poi, ironia della realtà 2.0, manco si conosce? … non lo so, ma quelle che ho appena scritto sappi che sono sincere.

    Un abbraccio  a te ed uno alla piccola sapiente

    Rispondi

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