Una storia nella Storia

Un ex collega ironizzava talvolta sul fatto che spesso me ne uscissi con frasi tipo "Anche mio cugino… Pure mio zio una volta…". Non escludo di avere a volte la tendenza a intervenire nelle conversazioni quando potrei starmene zitta, ma in effetti ciò che raccontavo era sempre vero. Il fatto è che ho una famiglia numerosa e talvolta bizzarra, dove fare cose nuove non è considerato riprovevole; inoltre, la memoria è un po' il nostro feticcio.

Il prozio Francesco, fratello della mia nonna paterna, era nato a Novalesa, ai piedi della strada che conduce al Moncenisio, agli inizi del '900. Non so se fosse vera vocazione o semplicemente l'unico modo per poter studiare, fatto sta che divenne sacerdote, poi come cappellano militare venne inviato in Jugoslavia; tornò così disgustato da ciò che aveva visto fare agli italiani che quando ci fu l'armistizio ne fu lieto, sperando che la guerra fosse finita. Così non fu, come sappiamo, e dal momento che viveva in una zona dove governavano fascisti e tedeschi decise di salire in montagna coi partigiani. Si trovò tuttavia ad essere fra coloro che, catturati, vennero spediti in Germania, nei campi di concentramento, dai quali tornò magrissimo, malato e silenzioso.
Una volta ripresosi, fu "assegnato" all'Ospizio del Moncenisio, dove gli fu recapitata una bomba (probabilmente da qualcuno che non aveva gradito la sua partecipazione alla Resistenza) che uccise i due nipoti Giovanni e Mario, 8 e 5 anni, in vacanza dallo zio.
Se vi dico che mio padre si chiama Gianmario, forse intuirete di chi erano figli.
Sconvolto, partì missionario per il Brasile, dove fu un sostenitore della teologia della liberazione, ma fu costretto a tornare in Italia perchè si era ammalato gravemente. In seguito si trasferì in Germania, dove era stato prigioniero, a continuare la sua opera di sacerdote testimoniando il suo perdono nei confronti di un popolo che tanta sofferenza aveva provocato all'Europa e a lui personalmente. Quando i parenti andavano a trovarlo, li portava a visitare i campi di concentramento. E' morto in Baviera, molto anziano, una ventina di anni fa.

Questo è solo uno dei miei parenti, l'unico la cui biografia sia stata pubblicata. Agli altri, se ne avrò il tempo e l'occasione, dedicherò qualche post in futuro, così da non sentire più la necessità di raccontare la loro storia in momenti inopportuni…

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20 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. shesaflower
    Gen 25, 2011 @ 12:26:00

    Hai cose interessanti da raccontare, come la vita di questo tuo parente, non ci si dovrebbe permettere di arrabbiarsi dinanzi a un racconto così ricco di storia e cultura.
    Io sarò ben lieta di leggerne altri. (:
    Un saluto,
    flower.

    Rispondi

  2. elipiccottero
    Gen 25, 2011 @ 13:40:00

    @flower: tutto dipenderà dall'estro del momento… comunque ci sono anche storie divertenti, e spero di raccontare anche quelle 🙂
    @stella: tanto l'ex collega lo conosci 😉

    Rispondi

  3. stellaerratica
    Gen 25, 2011 @ 13:27:00

    evito il commento sul primo capoverso e mi godo e gusto la storia di questo prozio.
    è sempre un piacere leggerti 🙂

    Rispondi

  4. stellaerratica
    Gen 25, 2011 @ 14:38:00

    mah, cmq, a me manchi. poi ognuno ha il suo modo di essere, a me andava bene com'era.
    e anche i racconti tuoi 🙂 decisamente meglio di quei "è tutto una merda" e simili.

    Rispondi

  5. stellaerratica
    Gen 25, 2011 @ 14:07:00

    diciamo che se è "lampione", è proprio per quello che non commento.

    Rispondi

  6. elipiccottero
    Gen 25, 2011 @ 14:12:00

    In realtà no, è qualcuno che ora è tra le file di chi avrebbe dovuto aiutarci ma non l'ha fatto…

    Rispondi

  7. utente anonimo
    Gen 25, 2011 @ 20:31:00

    hai avuto uno zio di cui poter essere fiera.
    Non lasciare che i giudizi altrui intacchino il ricordo e la stima che hai di lui…
    e continua a raccontare le storie dei tuoi parenti. Meritano di essere narrate… 

    Rispondi

  8. fracatz
    Gen 26, 2011 @ 09:25:00

    Quanto si è appiattita la nostra esistenza.
    Una volta si campava meno ma intensamente
    Che potranno mai raccontare di noi i nostri pronipoti
    Sarebbe già tanto forse, se non ci irridessero

    Rispondi

  9. aurelianobuendia
    Gen 26, 2011 @ 09:41:00

    penso solo che certi personaggi andrebbero ricordati anche nelle scuole, quantomeno nelle zone, nei territori da dove questi provengono.

    Altro che insegnare il dialetto a scuola e poutanades simili.

    E pure ancdare con le scuole nei Campi di concentramento non sarebbe una cattiva idea.
    io lo feci.

    Quando vedi con gli occhi capisci molto ma molto di più che leggendo una apgina del libro di storia. troppo freddo troppo didascalico

    Rispondi

  10. gommosa
    Gen 26, 2011 @ 10:02:00

    "Una volta anche mio zio…"

    Scherzo Eli, davvero una storia affascinante. 
    Se penso che le nostre storie tramandate non saranno mai come quelle dei nostri "predecessori"… 
    Cosa racconteranno di me, se mai ne avrò, i miei discendenti?

    "Beh la nonna era una mezza matta, aveva un blog, la sua vita era talmente interessante che scriveva minchiate a tutto spiano…"

    Rispondi

  11. palladipelo
    Gen 26, 2011 @ 11:24:00

    I ricordi, specie alcuni e di alcune persone in particolare, vanno tenuti stretti e raccontati per non perderne memoria, per imparare, per andare avanti… e si spera meglio quando i ricordi sono comunque positivi.
    E' stato un grand'uomo questo tuo prozio Eli.

    Rispondi

  12. elipiccottero
    Gen 26, 2011 @ 10:26:00

    @Chiqs: è solo quello che ha avuto la storia più complessa e "importante", ma in realtà son fiera di gran parte della mia famiglia.
    @fracatz: spero di non campare tanto più a lungo dei miei nonni, loro non son morti giovani e io comunque non arriverò certo a fare quanto han fatto loro.
    @aurelianobuendia: al penultimo anno di liceo ci portarono a Dachau. Era primavera. Ricordo i prati verdissimi intorno e il grigio appena varcato il cancello. Il mio vicino di banco non sapeva cosa fosse successo nei campi di concentramento finchè la prof di italiano non ci aveva fatto leggere "Se questo è un uomo", a 17 anni.
    @Gommy: a parte gli scherzi, mi piacerebbe che più persone conoscessero, ricordassero e raccontassero le storie dei loro nonni, mentre spesso pare che siano solo noiose e inutili. Come se noi facessimo una vita veramente degna d'interesse…

    Rispondi

  13. Gamay.noir
    Gen 29, 2011 @ 11:25:00

    Uao O_O
    Mi sento uno sputacchietto..

    Rispondi

  14. elipiccottero
    Gen 29, 2011 @ 11:48:00

    @pallina: la memoria è probabilmente una mia ossessione, ma certi ricordi mi emozionano moltissimo.
    @gamay.noir: pensa quanto mi sento sputacchietto io, che ci ho pure lo stesso DNA…

    Rispondi

  15. utente anonimo
    Gen 30, 2011 @ 06:22:00

    Ho sempre ritenuto una bene l'avere tra i propri parenti  persone che potessero raccontare qualcosa, soprattutto sui temi come fascismo, guerra. E' come un monito vivente. E temo per la generazione che non ascolterà dai propri nonni/zii queste storie, ma potrà solo intuirle da film e libri.

    PS a quanto pare siamo originari della stessa valle. Il mio paese nativo è a pochi km da Novalesa. 

    🙂

    sam

    Rispondi

  16. indeterminata
    Feb 03, 2011 @ 21:22:00

    è una storia straordinaria.. devi esserne fiera e raccontarla in ogni occasione, anche quelle meno opportune

    (in)determinata

    Rispondi

  17. elipiccottero
    Feb 04, 2011 @ 13:13:00

    @sam: purtroppo anche io non le ho sentite di prima mano, perchè quando coloro che le han vissute son morti ero ancora piccola, fatta eccezione per la nonna materna, che però della guerra non voleva parlare.
    @(in)determinata: magari le occasioni meno opportune le salto Però è triste vedere come le cose veramente importanti, nelle conversazioni, vengano spesso accantonate sbuffando, come noiose o fastidiose.

    Rispondi

  18. utente anonimo
    Feb 04, 2011 @ 16:42:00

    perennementesloggata
    lunedì trovi un pensierino sul mio blog

    Rispondi

  19. Chit
    Feb 06, 2011 @ 09:04:00

    Chissà, magari conosceva pure qualche mio parente visto che vivevano tutti tra Susa e Gravere quindi niente niente distanti da Novalesa… 😉

    Non so se ci sia mai stata ma se ti capitasse facci un giro pechè pressochè ogni casa posiede una meridiana e sono una più bella dell'altra!?! 🙂

    Rispondi

  20. elipiccottero
    Feb 07, 2011 @ 10:12:00

    Son passati quasi 14 anni dall'ultima volta che son stata a Susa, e quasi 20 dall'ultima visita a Novalesa… purtroppo ricordo molto poco, e dovrei davvero accettare l'invito della prozia ancora vivente (classe 1919) ad andarla a trovare…

    Rispondi

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