Storia

Oggi voglio parlare di qualcosa che non conosco. Qualcosa che non conosco perchè sono troppo giovane, e che mia figlia conoscerà ancora meno di me, perchè ci sono cose la cui memoria, ancora oggi, muore con chi l'ha vissuta.

Sono stata in Lunigiana circa nove mesi, e lì le persone parlano. Parlano moltissimo, anche con chi non conoscono. Ti fermano per la strada, scambiano un saluto e cominciano a raccontare.
Mia madre, il mio pancione e io giravamo per i paesi, e in una giornata mutevole siamo andate a Vinca. Su Google troverete poco o niente, e anch'io non so molto. Si tratta di una delle molte frazioni del comune di Fivizzano, una delle più scomode da raggiungere e delle più belle. Era un paesino di cavatori, oggi quasi spopolato ma un tempo molto vivace. La cava ha funzionato fino a qualche decennio fa, ma poi fu chiusa, ufficialmente perchè non era più redditizia, ma secondo la gente del posto in seguito a diversi incidenti legati alla teleferica che portava a valle i blocchi di marmo. C'era solo una mulattiera per scendere, e a volte, per fare in fretta, i cavatori si appendevano alla teleferica. Qualcuno non reggeva, e precipitava.
Vinca era sulla strada della ritirata dei tedeschi, nell'estate del 1944. Il 24 agosto, i tedeschi salirono fin lassù, e trucidarono tutti, o quasi. Andarono avanti per tre giorni. Si salvarono in pochi.

La stessa cosa successe in molti dei paesi dei dintorni: Mommio, San Terenzo, Tenerano. Almeno ufficialmente: sono quelli che troverete su Wikipedia. Sono quelli che sono stati decorati, e dove ogni estate si svolgono celebrazioni annunciate da manifesti listati col tricolore. Ma ci sono altre storie.

Un altro giorno, sempre accompagnate dal mio pancione, siamo salite a Monzone alto. Là il mio evidente fardello ha favorito la conversazione con una signora di età indefinibile (abbiamo poi calcolato che dev'essere vicina agli 80). Prima di arrivare a Vinca i tedeschi passarono di lì, poichè si trova lungo la strada più ovvia e più breve. Minarono il campanile, che sovrasta tutto il paese, nell'intento di farlo crollare sopra le abitazioni, così da stanare eventuali disertori e partigiani. Il campanile, dispettoso, crollò su se stesso. Ma le persone dovettero comunque scappare, di notte, per rifugiarsi nelle grotte della valle di Vinca. La signora con cui abbiamo parlato aveva due sorelle, una delle quali non era in grado di camminare senza essere sostenuta; la nostra interlocutrice aveva dodici anni, all'epoca, mentre questa sorella ne aveva quindici e non possedeva scarpe, perchè non camminando non ne aveva bisogno.
Metà in dialetto, metà in italiano, ci siamo sentite raccontare la storia di questa fuga notturna tra boschi e rocce, portando a turno la ragazza che non poteva camminare, ma che provava ad aiutarsi, lacerandosi le calze e tagliandosi i piedi; la storia di decine di persone nascoste nelle grotte, e quando una di queste era piena, i nuovi arrivati venivano mandati via, invitati a cercare più in alto.

Quando mia figlia sarà più grande, la porterò dalla nonna, in una casa nella cui cucina i tedeschi spaccavano la legna sul pavimento, mentre i partigiani si nascondevano in un cunicolo sotto la cantina, e faremo passeggiate nei paesi dei dintorni; se non ci sarà più nessuno a raccontare cosa successe in quell'estate di tanti anni fa, potrò per lo meno ripeterle quello che, metà in italiano e metà in dialetto, ha già sentito prima ancora di metter fuori il naso.

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. dalle8alle5
    Giu 23, 2010 @ 06:47:00

    La storia, quella quotidiana, è difficile trovare qualcuno che te la racconti. Sei stata fortunata.

    Rispondi

  2. Chit
    Giu 23, 2010 @ 14:08:00

    Concordo con il commento precedente, trattasi di gran fortuna un incontro del genere…

    Rispondi

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