8 e 1/2 al sindacalista

Ieri sera ho visto Otto e mezzo. Il che costituisce un evento, un po’ perchè di solito in quell’orario siamo alle prese con strilli-di-bimba-affamata-e-stanca-che-non-vuole-stare-nel-seggiolone-nè-dormire, un po’ perchè la Gruber in questa casa non riscuote grande successo, seppur per motivi diversi.
Ieri sera la bimba sedeva tranquilla in braccio al papà, che ha poi provveduto a saziarla, e siccome era quello che trasmettevano tra il telegiornale e "Il sergente" di Marco Paolini (la cui visione mi ha reso un po’ meno pesante la stiratura dell’usuale cumulo di panni), mi son vista questo dibattito fra un sindacalista della Fiom, il presidente dell’Unione industriali campana, un noto giornalista italiano e un meno noto giornalista polacco sulla faccenda della FIAT di Pomigliano D’Arco.

La vicenda credo sia nota più o meno a tutti, e probabilmente la riassumerei in modo inadeguato, perciò mi astengo. Però quella di ieri è stata davvero una serata fuori dal comune, e per un altro motivo: per una volta, non solo non sono stata infastidita da ciò che il sindacalista di turno stava dicendo, ma addirittura è stato la persona che ho più apprezzato, all’interno del dibattito. Parlava di fatti e punti specifici dell’accordo proposto, presentava argomentazioni chiare e puntuali, diceva quali modifiche concretamente proponevano all’accordo.

Se avete sentito parlare dei sindacalisti, ultimamente, capirete il mio stupore. I sindacati hanno svolto un ruolo importante, in passato, e senza di essi saremmo ancora a lavorare 14 ore al giorno, con paga dimezzata per donne e bambini. Oggi però la maggior parte dei sindacalisti è scarsamente competente, spesso dà l’impressione di non aver nemmeno letto i contratti e di essere lì solo per non dover lavorare, ripete slogan e parole d’ordine senza nemmeno tentare di risolvere realmente i problemi, che in genere sono piuttosto concreti. Molti di coloro che diventano rappresentanti sindacali per reale desiderio di migliorare le cose, se ne vanno disgustati. Ben vengano, perciò, i sindacalisti competenti: più ce ne saranno, e meglio andranno le cose.

Entrando nel merito, ci sono un paio di punti, nell’accordo proposto dall’azienda, che mi hanno lasciata molto perplessa. Si tratterebbe di clausole che peggiorerebbero oggettivamente le condizioni dei lavoratori, facendoli rinunciare a diritti che è stato difficile conquistare, e talvolta è difficile mantenere. Ora, le mie nozioni di diritto del lavoro sono tutt’altro che approfondite e cominciano anche ad essere un po’ datate, ma mi pare che a livello di Unione Europea sia prevista flessibilità negli accordi all’interno della singola azienda, ma solo se tali accordi non prevedono un peggioramento delle condizioni lavorative rispetto a quanto previsto dalle leggi nazionali e dal CCNL. Per favore, chi ne sa di più mi illumini.
 

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Chit
    Giu 17, 2010 @ 11:59:00

    Anche a me risulta come hai scritto tu ma "meglio" o "peggio" sono spesso due stati decisamente opinabili…

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  2. dalle8alle5
    Giu 17, 2010 @ 12:01:00

    In sintesi stanno dicendo a quelli di Pomigliano: o mangi 'sta minestra o salti da 'sta finestra.Checché ne dicano le leggi.

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  3. elipiccottero
    Giu 17, 2010 @ 12:24:00

    Già. Prendono alcuni problemi che pare ci siano davvero (ad es., l'assenteismo abnorme in occasione delle elezioni) come pretesto per imporre condizioni inaccettabili (come il divieto di sciopero o lo straordinario obbligatorio). E purtroppo ci sarà sicuramente chi dirà che in fondo è "meglio" avere un lavoro con condizioni rigide che nessun lavoro…

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  4. fracatz
    Giu 17, 2010 @ 16:32:00

    Quando i caporioni decisero per la globalizzazione, gli ottimisti ed i pennivendoli sparavano da tutti i media "vedrete che così le condizioni dei lavoratori del 3° mondo piano piano miglioreranno, avranno ferie, liquidazione, pensioni, le  8 ore lavorative invece della ciotola di riso di cui debbono accontentarsi oggi…."Speriamo che ci sia ancora quella ciotola di riso anche per i nostri di operai

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  5. elipiccottero
    Giu 17, 2010 @ 17:30:00

    La chicca era il giornalista polacco che diceva che i loro operai non scioperano da anni, perchè le fabbriche chiuderebbero e si sposterebbero, e ci compativa… ho solo un vago ricordo di Solidarnosc, ma non credevo che fosse quello lo spirito…

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