Pensieri a manciate

Pensieri che frullano, immagini che emergono, strano disagio di oggi e di ieri.

Ieri sera ho preso la macchina, ho fatto un giro… e alla fine… ho caricato una puttana. Perchè tu non mi soddisfi… e poi volevo vedere, se con lei…

Lo sguardo di una delle selezionatrici, a un colloquio di lavoro. In gruppo. Guarda le mie gambe con aria di disapprovazione. Sarà la gonna, saranno le calze, saranno le scarpe?

Perchè sempre quei pantaloni? Ma metti una gonna ogni tanto!

Vorrei rasarmi di nuovo i capelli. Si sa cosa vuol dire per una donna tagliarsi i capelli.

Le ultime fotografie decenti son quelle di quando avevo 12 anni. Una graziosa ragazzina con lunghi capelli biondi, ancora niente occhiali, l’aria dolce, la pelle bianca, e non quel sorriso storto che somiglia più che altro a una smorfia, la mia smorfia per le fotografie. Dopo di allora, l’imbarazzo mi deforma la faccia, come se un’espressione palesemente "sbagliata" servisse a giustificare il fatto che, dopo, la fotografia non mi piacerà, mi rimanderà una faccia in cui non mi riconosco.

Chiedere aiuto per risolvere un problema col computer, su suggerimento di un conoscente comune, può essere pericoloso. Può condurre a quello che gli amici, quando racconterai, definiranno un tentativo di violenza.

Il suggerimento di smettere di preoccuparsi dell’aspetto. Le premure a parole. La distanza fisica. L’estraneità. La trappola da cui non si può uscire se non perdendo tutto.

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