Gatos

Qualche tempo fa, lamentandomi di aver viziato troppo i miei gatti, mi son sentita rispondere che è giusto farlo, forse ancora più che coi figli. Punti di vista, direi. Per quanto mi riguarda, se avrò figli non intendo viziarli… avete presente quei bambini antipaticissimi che in qualsiasi situazione rispondono male ai genitori, certi che questi non ribatteranno? Li detesto, certe volte ho proprio l’istinto di dar loro tutti i ceffoni che i genitori si son risparmiati credendo che fosse un metodo educativo efficace… ma forse anche questa è una questione di punti di vista.

Parlando dei gatti, trovo ugualmente poco bello viziarli, ma spesso non riesco a negar loro certe cose…
Ora non pensate che le mie bestiole siano due bidoni di lardo che se ne stanno tutto il giorno a ciondolare per casa. I vizi, nel loro caso, consistono nel non cacciarli giù dalle ginocchia se salgono mentre mangio, o nel farli dormire sul mio letto (cosa di cui mi pento ogni notte, mi costringono a posizioni contorte e assurde). Per il resto, se fanno un danno vengono sgridati e sculacciati, si mangia quando e quanto dico io, e gli umani vengono prima dei gatti (soprattutto se l’umano sono io, è mattina e devo farmi il caffè).
Semplicemente, mentre a un bambino puoi spiegare che una cosa è giusta o sbagliata, e instillargli principi morali, a un gatto al massimo puoi far capire che se fa una certa cosa la padrona si incazza…

So che sono animali. Ma non sopporto quelli che dicono che i gatti sono tutti uguali, e che non hanno un carattere definito, o non si affezionano. Non hanno mai avuto gatti, evidentemente… perfino mia madre, che li detestava, si è dovuta ricredere. E negli ultimi 20 anni ho avuto parecchi gatti, tutti diversi, tutti a modo loro particolari.
C’è stato Joker, che guardava tutti dall’alto in basso, e si faceva corteggiare da tutte le gatte del vicinato (ci trovavamo tre o quattro gatte in calore sotto i balconi ogni giorno, impressionante); c’è stata la Cicci, con un caratterino che definire zitellesco sarebbe dire poco, ma sveglia abbastanza perchè mi riuscisse di insegnarle di attaccare a comando; c’è stata Tea, sottratta a un gruppo di ragazzini che le tirava pietre e le faceva di tutto, affidata poi a un’altra famiglia che aveva un grande giardino e molti altri gatti, e lasciatasi morire di fame per l’allontanamento; e altri…

Ora ci sono Puzzola e Palletto. Lei piccola, magra, timida con gli estranei ma combattiva con gli altri gatti, affettuosa come un cucciolo ma anche dispettosa e vendicativa, incapace di miagolare (cigola, più che altro) ma capacissima di passare una notte intera a rincorrermi nei miei rotolamenti per il letto, così da non starmi mai lontana; lui massiccio, pacioso, così socievole che spesso dico che se venissero i ladri, lui se ne andrebbe con loro, abituato a stare a pancia all’aria con l’espressione di chi dice: "Guarda quanto sono bello, non ti va di coccolarmi?", preso di tanto in tanto da momenti di follia durante i quali salta sulle pareti, capace di compiere balzi spettacolari nonostante apparentemente sia ben poco agile. Quando son rimasta sola in questa casa, loro sono stati un ottimo modo per non impazzire.

Ora ditemi: cosa dovrei rispondere a mia madre, quando mi propone di portarli da lei, così da non avere più la loro responsabilità, e potermi muovere liberamente?

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