Ebbene sì, anch’io sono una bambocciona

Un paio di settimane fa mi arriva l’attestato di rischio del motorino. Come ben sapevo, tre anni di assicurazione, zero sinistri, zero rimborsi. Passo di una classe, e mi dico: bene. L’anno scorso il premio era di 406 euro – ma solo metà era venuta da me, visto che il mio motorino lo usava anche un altro. Altro con cui oltre tutto dividevo l’affitto, le bollette, e le altre spese.

Come dicevo: bene, quest’anno pagherò di meno. Venerdì mi arriva la comunicazione del premio da pagare. Non so come ho fatto a mantenere la calma. Il mio comportamento da brava motociclista – che peraltro il mezzo lo usa ben poco, causa costo benzina – mi ha procurato una diminuzione del premio di ben 1,50 euro.

Non che non sapessi che le tariffe erano aumentate, in fin dei conti con le assicurazioni bene o male ci lavoro, ma ci sono rimasta abbastanza male. Vuol dire che entro il 14 settembre devo sborsare una cifra di fatto equivalente al mio affitto. Affitto per il quale sono andata oggi a fare l’assegno. In più, ho ancora una bolletta dell’Acegas (scaduta, scadutissima, ma aspettavo di avere qualche soldo in più in conto) da pagare. A conti fatti, questo mese spendo di più di quanto ho guadagnato. Per fortuna c’è il contributo-affitto di mio padre, altrimenti non mangerei. E per fortuna avevo risparmiato, da brava formichina, in vista dei tempi bui.

Ma avrei una riflessione.

Vivo sola. Ho un lavoro che non è certo un granché, ma che si colloca nella media dei lavori dei miei coetanei. Sono lontana dai miei genitori (i quali peraltro a loro volta non nuotano nell’oro), perciò non posso nemmeno sperare in rifornimenti di cibo o altre sciocchezzuole da parte loro. Certo, potrei smettere di fumare, rinunciare a internet, al motorino, non uscire a cena o a bere con gli amici, e così via, ma francamente… non sono una che sperpera. Cerco di mantenere un tenore di vita modesto, ma non punitivo. Eppure…

Eppure fra un po’ di tempo tornerò a vivere da mia madre. Semplicemente perché NON MI POSSO PERMETTERE DI VIVERE DA SOLA. E non sono l’unica, li sento i miei amici, i miei colleghi. Fintanto che ci si prende una stanza in un appartamento di studenti, o si vive in coppia, le spese sono accettabili. Ma chi, come me, non è portato a condividere la casa, o vuole la propria indipendenza, o, diciamocelo, dopo un periodo di convivenza si ritrova senza partner e con l’intero affitto sul groppone, è messo a dura prova.

Le statistiche, così amate e spesso citate dai mezzi di comunicazione, dicono che i giovani italiani rimangono a vivere coi genitori molto a lungo, spesso troppo. I giornalisti tendono ad attribuire questo fatto alla comodità di non dover badare a una casa, al desiderio di non prendersi responsabilità…

SVEGLIA!!!!

Ho un contratto a tempo indeterminato, il che vuol dire che per lo meno ho la certezza di essere pagata ogni mese, ma la mia ultima busta paga era di 783 euro. La maggior parte dei colloqui di lavoro a cui sono stata erano per stage full-time con rimborsi spese sui 400 euro. Altrimenti, ti propongono contratti a termine di 3 mesi, magari con una piccola retribuzione fissa, e il resto provvigioni. A queste condizioni, mi spiegano i signori giornalisti come si fa  mantenersi?

Trieste non è nemmeno una città in cui gli affitti siano alti. Discorso diverso per gli alimentari, ma con un po’ di attenzione non si spendono cifre folli. Buoni trasporti pubblici e servizi discretamente efficienti. Insomma, nel complesso, un’isola felice. A Roma o a Milano, col mio stipendio, ci pagherei forse un posto in camera doppia. Forse.

Non è questione di irresponsabilità, infantilismo, opportunismo. Non ce la si fa. E mi sento molto scoraggiata. Perché voglio un gran bene a mia madre, ma tornare a vivere con lei è l’ultima cosa che avrei voluto fare. Ma non ce la faccio, ragazzi, non ce la faccio. E da donna-emancipata-che-vive-da-sola mi tocca tornare a fare la figlia-adulta-che-vive-ancora-coi-genitori.

Il mio orgoglio ne soffre, e ancora di più ne soffre la mia fiducia nel futuro.

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. stellaerratica
    Set 01, 2008 @ 17:30:00

    concordo in tutto. una sola domanda: conoscendo l’azienda per cui lavoriamo, davvero credi di avere la certezza di essere pagata a fine mese? io mi ci illudo…

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  2. paris75013
    Set 01, 2008 @ 18:24:00

    si è vero è dura, io non ho nemmeno l’affitto quindi dovrei stare zitta ma lo stesso non riesco a mettere da parte per concedere tanti extra. se lo faccio poi, mi tocca pagare le bollette in ritardo. e diciamolo alla nostra età, non è possibile stare a casa per rispamiare, io lo faccio ora perché ho il moroso però da single… mi riconosco in tutto, a volte arrivano tutte le bollette assieme e non sai da dove iniziare. non posso piu pagare l’università e li per sborsare 500 euro non vedo soluzione

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  3. elipiccottero
    Set 01, 2008 @ 18:28:00

    Visto che siamo colleghe: non sono affatto sicura che ci pagheranno. Diciamo che se non falliscono, ci pagano…

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