Come un’adolescente disadattata si è ritrovata in una città sconosciuta…

"Come sei arrivata a Trieste?"
In varie forme, ho risposto a questa domanda decine di volte, negli ultimi otto anni. Esiste una risposta sintetica, che è quella che dò in genere, ed è: "Ho scelto un corso di laurea che c’era solo qui". Con relativo corollario di spiegazioni sul corso di laurea, la sua utilità, la sua spendibilità a livello lavorativo eccetera. Se volete, potete accontentarvi della risposta breve, fare le solite domande, e subirvi le mie usuali lamentele su come abbiano mandato a puttane un’idea tutt’altro che da disprezzare. O sul mio odio per la maggioranza dei miei compagni di corso.

Se preferite continuare a leggere, lo fate a vostro rischio e pericolo. Si parte da lontano…

Non ho mai pensato di essere strana, finchè non me l’hanno fatto notare gli altri. Pronunciavo le vocali in modo diverso. Leggevo una marea di libri, quando gli altri facevano sport o stavano a ciondolare all’oratorio (e non crediate che ci andassero per devozione, semplicemente era un posto con molto spazio in cui i genitori non sarebbero andati a controllare, perchè si fidavano). Andavo bene a scuola (sebbene, lo giuro, facessi di tutto per avere appena la sufficienza), soprattutto alle medie.

Le continue, deliziose osservazioni della gente attorno a me, unite a una naturale timidezza, hanno condotto a un risultato scontato e piuttosto comune: un’adolescente goffa, introversa, arrabbiata col mondo (e depressa, ma non voglio parlarne ora). L’aspetto non aiutava: magra non lo sono più da quando avevo sei anni, ma almeno ora la ciccia sta più o meno nei posti giusti; allora, invece, sembrava tutta al posto sbagliato, e cercavo di cammuffarmi con ampie T-shirt unisex e pantaloni coi tasconi, più grandi di una o due taglie (molto di questo materiale è poi entrato a far parte del guardaroba di mio fratello), con anfibi ai piedi, sempre. Gli occhiali con la montatura dorata, di metallo (se non ci credete, ce li ho ancora, da qualche parte: un’oscenità), e i capelli lunghi, lisci, sempre legati in una coda, mi davano un’aria a metà fra la Madonna addolorata e il topo di biblioteca. Cosa, quest’ultima, che in effetti ero: terrorizzata dalla gente, trovavo rifugio nei libri e nelle fantasticherie conseguenti. Scrivevo, pure, anche se nemmeno sotto tortura vi farò leggere la maggior parte dei prodotti della mia mente adolescenziale. A coronare il tutto, l’immancabile acne, che solo ora sono ruscita a domare, alla mia tenera età… e nemmeno del tutto…
Insomma, un disastro. E gli epiteti più comuni erano sfigata, secchiona, cozza, cesso, e altri raffinati complimenti.

Con queste premesse sono arrivata all’inizio dell’ultimo anno di scuola superiore. Anno che, in un liceo classico, significa necessariamente: "A che facoltà ti iscrivi l’anno prossimo?"
La mia previdente mamma aveva spinto sulla mia ansia, e mi ero fatta una cultura sulle varie guide, per poi andare a prendere informazioni in loco sulle due opzioni a cui avevo ristretto la scelta:
1. Conservazione dei beni culturali, indirizzo beni archivistici e librari; sede: Ravenna.
2. Scienze e tecniche dell’interculturalità; sede: Trieste.
Visto che i libri erano (e sono) la mia passione, e visto che mamma è romagnola, devo dire che la prima opzione era in leggero vantaggio. Ravenna tra l’altro è molto bella, per quel poco che ricordo, e gli studenti con cui avevo parlato dicevano che sì, c’erano case dello studente, ma erano scomode, e comunque gli affitti erano contenuti.
Trieste invece era l’ignoto, e già la scena del cappuccino al bar mi aveva un po’ spaventata… Significava partire senza alcun punto di riferimento, per una città strana e di confine, per frequentare un corso di laurea che non portava a una figura professionale non ben definita (in questo, l’unica differenza oggi è che il corso di laurea è stato chiuso…). Totale salto nel buio.

Devo spendere una buona parola in merito al mio liceo. Piccolo e provinciale finchè si vuole, ma i professori ci seguivano, cercavano di proporci attività un po’ diverse, di stimolarci a cercare strade alternative per la conoscenza. Cercavano soprattutto di conoscerci. Con qualche eccezione, è ovvio. Ma nel complesso sono stata davvero fortunata.
Quando sono arrivata io, in mezzo a tutti i "giurisprudenza, lettere, lingue, ingegneria (e c’è chi s’è laureato con 110 e lode, alla faccia di chi dice che i classicisti non possono fare gli ingegneri)", ricordo di aver visto facce perplesse, ma anche qualche scintilla di improvvisa attenzione. Ancora faticavo a pronunciare la parola interculturalità tutta di fila e senza incepparmi, ma un paio di insegnanti mi hanno detto più o meno la stessa cosa, anche se in termini leggermente differenti:
"Sono entrambi corsi interessanti, entrambi con scarse prospettive lavorative dopo la laurea, e tu saresti in grado di terminare uno qualsiasi dei due senza problemi. Ma ti interessano troppo le persone perchè tu voglia davvero rinchiuderti in una biblioteca per il resto della tua vita".

Oggi sono laureata in Scienze e tecniche dell’interculturalità, lavoro in un call center e spendo gran parte del poco che riesco a risparmiare in libri, tanto che un giorno, se non riordino, ne finirò sommersa. Già sono in tripla fila… Ovviamente, li metterò in ordine alfabetico, per autore, e solo in subordine per titolo. Ma soprattutto vivo a Trieste. Da dove conto di andarmene presto, d’accordo, ma ci sono rimasta molto più del previsto.
Solo perchè ero un’adolescente disadattata (mi chiedo chi non lo sia stato) e mi interessavano troppo le persone per seppellirmi davvero in una biblioteca per il resto della mia vita.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. paris75013
    Ago 27, 2008 @ 10:03:00

    Parlando di adolecente sfigate… mi chiamavano la giraffa perchè a 14 anni avevo già il mio 180 cm di altezza, una magrezza esagerata di nemmeno 50 kili, gli occhiali osceni (ovviamente), delle gambe magroline sproporzionate rispetto al resto del corpo, e i vestiti larghi (ma nel mio caso usati per nascondere ciò che ancora non avevo). per fortuna non erano troppo cattivi con me perchè ero gentile con tutti però quando vedo le adolescenti truccate e in mini gonna di oggi mi sembra incredibile. per fortuna si sistema col tempo!

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  2. elipiccottero
    Ago 27, 2008 @ 17:09:00

    Per fortuna si sistema eccome, non so come sia per te, ma se chi mi conosce oggi vedesse le mie (poche) foto da adolescente non credo che mi riconoscerebbe….

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  3. stellaerratica
    Ago 27, 2008 @ 17:19:00

    betta: il tuo corso di laurea è stato chiuso ma ne riapre uno pensato in maniera seria. e che faccia riferimento a più facoltà: scuola interpreti, scienze politiche e poi non ricordo se giurisprudenza o economia.
    resta il fatto che interculturalità sarebbe utile se pensato con uno scopo e non per metter in piedi una facoltà che giustifichi la presenza dei soliti baroni, e se contempli davvero lingue e ciò che può dare materiale di lavoro chi la frequenta.

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  4. paris75013
    Ago 27, 2008 @ 20:07:00

    se vuoi un giorno ci mostriamo le nostre foto a vicenda, io ne ho di classe alle medie… TERRIBILI

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