Trieste nel sole

Pausa pranzo. Solito gelato, solita passeggiata sulle Rive. In cielo non c’è una nuvola, il sole è caldo, c’è appena un po’ di brezza. Percorro il molo Audace fino in fondo, poi mi giro per tornare…

E S. Giusto mi balza incontro. Il castello, la cattedrale, gli alberi, l’intera collina si stampano nella mia retina come un pugno. Piazza Unità, al di sotto, sembra fatta coi mattoncini Lego. Il cielo è un vortice che mi risucchia, gli alberi così verdi da essere dorati.

Trieste in una giornata di sole perfetta, come questa, è un sogno, e insieme di una realtà sconcertante. E’ Vienna trapiantata nel Mediterraneo, è una città nata da una serata con troppo alcool e molta allegria. I contorni dei palazzi sono così netti che se li sfiori potresti sanguinare. Le persone sono solo aliti di vento, fantasmi, fate.
 
Trieste nel sole acquista una sognante concretezza, che non avrà mai in una giornata di pioggia, quando il grigio del cielo e quello dei palazzi si fondono a perfezione, e l’asfalto fa la schiuma, come un sapone che si consuma perchè l’hai dimenticato sotto il rubinetto. Trieste sotto la pioggia scompare, col sole risorge.

In questi momenti, mentre le mie ossa si sciolgono nel sole, insieme a quelle di tutti coloro che mi circondano, sento di amare questa città, dove pure non posso sentirmi a casa. La amo quando in una giornata uggiosa l’odore del porto è forte e sgradevole, carico di salsedine e pesce marcio, ma mi ricorda che le Rive non sono nate per essere un salotto. La amo quando, a Natale o a Pasqua, le campane di S. Giusto cominciano a suonare sopra la mia testa, nascondendo ogni altro suono, battendo nel mio stomaco la gioia della festa. La amo quando gli ubriachi passano a tarda notte in via S. Michele, cantando a squarciagola e lanciandosi allusioni sconce. La amo quando arrivo in treno, nel tardo pomeriggio, e passate le gallerie mi si apre la vista del golfo, del mare, dei palazzi, e delle case nelle cui finestre puoi spiare, dal tuo vagone, mentre il sole cala e accarezza il Carso come una madre.

Non è casa mia. Non può esserlo. Non vuole esserlo. Ma è un posto dove tornerò, da vecchia, alla ricerca di questa luce sui palazzi grigi, e sugli alberi del colle di S. Giusto, col cuore colmo di amore per ogni pietra che calpesterò. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: